Il mare sta assumendo un ruolo sempre più centrale negli equilibri economici, energetici e geopolitici globali, trasformandosi in una vera infrastruttura strategica per la sicurezza e la competitività dell’Europa. Cavi sottomarini, interconnessioni energetiche, gasdotti, oleodotti e infrastrutture portuali costituiscono oggi la spina dorsale di un ecosistema che sostiene flussi di dati, energia e merci sempre più essenziali per lo sviluppo del continente. In questo scenario, la capacità di dotarsi di una governance moderna, di regole adeguate e di modelli di cooperazione efficaci diventa un fattore determinante per valorizzare il potenziale della risorsa mare.
Ne parliamo con Francesco Paolo Bello, Managing Partner di Deloitte Legal, approfondendo le prospettive di sviluppo del Mediterraneo come hub strategico per l’Italia e per l’Europa, le sfide normative e amministrative che accompagnano la crescita delle infrastrutture sottomarine, il ruolo della nuova Agenzia per la Sicurezza delle Attività Subacquee (ASAS) nel rafforzare il coordinamento istituzionale e il contributo che la collaborazione tra pubblico e privato può offrire per costruire una governance capace di coniugare sicurezza, innovazione e sviluppo sostenibile.
Il Mediterraneo sta assumendo un ruolo sempre più centrale negli equilibri geopolitici ed economici. Quali sono gli elementi che rendono oggi il mare una risorsa strategica per l’Italia e per l’Europa?
Negli ultimi anni il mare ha assunto una funzione che va ben oltre quella tradizionalmente legata ai trasporti e al commercio. Oggi rappresenta una vera infrastruttura strategica, sulla quale transitano energia, dati, comunicazioni e approvvigionamenti essenziali per il funzionamento dell’economia europea. Il Mediterraneo ospita una rete sempre più estesa di cavi sottomarini, interconnessioni elettriche, gasdotti, oleodotti e infrastrutture portuali che sostengono la competitività dei sistemi produttivi e la sicurezza energetica del continente. I numerosi investimenti previsti nei prossimi anni confermano questa tendenza e rafforzano il ruolo dell’Italia come piattaforma naturale tra Europa, Africa e Medio Oriente. È di questi giorni la decisione che ha visto attribuire all’Italia la guida del nuovo hub regionale dell’Unione europea per la sicurezza dei cavi sottomarini nel Mediterraneo, che si aggiunge all’hub previsto nel mar Baltico, con uno stanziamento complessivo di 5,8 milioni di euro. Governare questa trasformazione significa quindi considerare il mare non soltanto come una risorsa economica, ma come un asset strategico per la crescita, la sicurezza e l’autonomia del Paese.
Lo sviluppo delle infrastrutture sottomarine procede rapidamente, ma spesso incontra ostacoli di natura normativa e amministrativa. Quali sono oggi le principali criticità e come possono essere superate?
La crescita degli investimenti rende evidente la necessità di adeguare anche il sistema di governance. Oggi le competenze sono distribuite tra numerose amministrazioni e autorità, sia a livello nazionale sia europeo, con il rischio di rallentare i processi autorizzativi e la realizzazione di infrastrutture considerate ormai strategiche. Il tema è particolarmente delicato per le infrastrutture dual use, destinate sia ad applicazioni civili sia militari, dove è necessario bilanciare esigenze di sicurezza, trasparenza e riservatezza. Per affrontare queste sfide è indispensabile rafforzare il coordinamento interistituzionale, semplificare le procedure e sviluppare un modello decisionale capace di integrare competenze differenti. Solo attraverso una governance più unitaria sarà possibile accompagnare efficacemente la crescita delle infrastrutture strategiche e garantire tempi coerenti con gli obiettivi di sviluppo.
Negli ultimi mesi il legislatore ha introdotto nuovi strumenti dedicati alla dimensione subacquea. Quale contributo può offrire la nuova Agenzia per la Sicurezza delle Attività Subacquee (ASAS)?
Le recenti riforme normative (tra tutte la legge n. 9/2026) muovono dall’esigenza di superare una visione frammentata della sicurezza delle infrastrutture sottomarine, tradizionalmente ancorata alla sola tutela fisica e alla difesa cibernetica dei sistemi che le gestiscono. In questo senso, l’istituzione dell’ASAS rappresenta un passo importante verso un modello di governance più moderno e integrato della dimensione subacquea. Per la prima volta viene individuato un soggetto con competenze specifiche, incaricato di coordinare amministrazioni diverse, dialogare con gli organismi internazionali e supportare il decisore pubblico nella gestione di una materia sempre più complessa. L’Agenzia è chiamata non solo a semplificare il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali, ma anche a definire standard tecnici, autorizzazioni e criteri operativi per le attività subacquee. Si tratta di un’evoluzione significativa perché riconosce che la tutela delle infrastrutture sottomarine richiede competenze dedicate e una capacità di governo trasversale, superando la frammentazione che ha caratterizzato il passato.
Oltre alla dimensione normativa, quale ruolo possono svolgere la collaborazione pubblico-privato e il sistema delle imprese per valorizzare il mare come leva di sviluppo?
Le sfide che riguardano il mare richiedono investimenti, innovazione tecnologica e competenze che nessun soggetto, da solo, è in grado di mettere in campo. Per questo la collaborazione tra istituzioni e imprese rappresenta un elemento decisivo. Gli operatori economici possono contribuire con capacità progettuale, tecnologie avanzate e know-how specialistico, mentre il settore pubblico è chiamato a definire regole chiare, una governance stabile e una visione strategica di lungo periodo. In questo quadro, il partenariato pubblico-privato può diventare uno strumento fondamentale per accelerare la realizzazione delle infrastrutture, favorire l’innovazione e rafforzare la resilienza del sistema Paese. Anche per questo motivo, è più che mai necessario un intervento normativo – già annunciato dal Governo – che ristabilisca, dopo la recente sentenza della Corte di giustizia dell’UE in materia di prelazione, la piena operatività del project financing. Il mare può in questo modo trasformarsi in un laboratorio di sviluppo, capace di coniugare competitività economica, sicurezza nazionale e sostenibilità, contribuendo a rafforzare il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale.



