Danilo Piatti (Mitel Italia): reti e AI per il futuro digitale del Paese

Danilo Piatti Mitel Italia
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La trasformazione digitale del Paese passa sempre più dalla capacità di integrare connettività avanzata, intelligenza artificiale e cybersecurity. In questo scenario, le telecomunicazioni rappresentano una leva abilitante per imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, chiamati a costruire modelli più connessi, sicuri e orientati ai dati.

Ne abbiamo parlato con Danilo Piatti, Amministratore Delegato di Mitel Italia, che analizza le opportunità dell’AI nel settore, il ruolo strategico delle Telco, il divario tra pubblico e privato e la centralità delle competenze digitali per il futuro del Sistema Paese.

L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il settore delle telecomunicazioni, dall’automazione delle reti alla gestione predittiva dei servizi. Quali sono oggi le principali opportunità che l’AI offre agli operatori del settore e quali aspetti richiedono maggiore attenzione in termini di governance, sicurezza e affidabilità?

Quando si parla di intelligenza artificiale nelle telecomunicazioni, si tende spesso a pensare prima di tutto alle applicazioni più visibili, come l’assistenza clienti, il supporto tecnico o la gestione automatizzata delle richieste degli utenti. In questi ambiti il potenziale è enorme, perché le evoluzioni più recenti dell’AI stanno finalmente consentendo di migliorare in modo significativo la qualità dell’interazione, riducendo quella frustrazione che spesso accompagnava i sistemi automatici tradizionali.

Tuttavia, le opportunità più interessanti sono anche quelle meno visibili, che agiscono “dietro le quinte” delle infrastrutture di telecomunicazione. Penso, ad esempio, all’analisi predittiva, alla capacità di utilizzare i dati di rete per anticipare criticità, ottimizzare il traffico e migliorare la gestione delle infrastrutture. Si tratta di applicazioni tecniche, ma estremamente rilevanti, perché possono contribuire a rendere le reti più efficienti, resilienti e capaci di sostenere la crescente domanda di servizi digitali.

Accanto alle opportunità, però, esistono aspetti che richiedono grande attenzione. Il legame tra intelligenza artificiale e sicurezza è profondissimo, soprattutto quando si parla di reti. L’introduzione di algoritmi sempre più avanzati può generare benefici importanti, ma può anche aprire nuovi spazi di rischio, in particolare sul fronte della privacy, dell’utilizzo fraudolento delle tecnologie e della governance dei processi. Per questo motivo è fondamentale lavorare su regole, controlli e modelli aziendali capaci di garantire affidabilità, sicurezza e responsabilità nell’adozione dell’AI.

Le infrastrutture di telecomunicazione rappresentano la base abilitante della trasformazione digitale del Paese. Quale ruolo possono svolgere le Telco nell’accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni verso modelli sempre più connessi, intelligenti e orientati ai dati?

Le Telco hanno una responsabilità centrale: completare il processo di ammodernamento delle reti. Le infrastrutture di telecomunicazione sono il presupposto indispensabile per abilitare servizi digitali avanzati, ma in Italia restano ancora alcune macro-aree di intervento su cui è necessario accelerare.

La prima riguarda il superamento delle reti legacy e il passaggio verso modelli full IP, capaci di integrare pienamente servizi internet, applicazioni digitali e nuove piattaforme. In Italia esiste ancora una forte domanda di hardware e una tendenza a preservare o aggiornare infrastrutture esistenti, più che a realizzare veri progetti di innovazione. Alcuni passi avanti sono stati fatti, anche grazie al PNRR, ma restano ancora spazi importanti di sviluppo.

La seconda grande questione è l’omogeneità delle prestazioni di rete sul territorio nazionale. Non possiamo parlare di trasformazione digitale se l’accesso ai servizi avanzati resta concentrato nelle principali dorsali o nelle grandi città. Lo smart working, ad esempio, ha dimostrato che si può lavorare in modo produttivo da remoto, ma questa possibilità deve essere reale in tutto il Paese, non solo a Roma, Milano o in pochi altri centri.

Il ruolo delle Telco, quindi, è accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni fornendo infrastrutture affidabili, servizi evoluti e capacità di integrazione. Solo così sarà possibile costruire modelli realmente connessi, intelligenti e orientati ai dati.

Nonostante i progressi degli ultimi anni, esistono ancora differenze significative nei livelli di maturità digitale tra settore pubblico e privato. Quali sono, a suo avviso, le principali criticità da superare e quali sinergie dovrebbero essere rafforzate per accelerare il percorso di innovazione?

Negli ultimi anni è cresciuta molto la consapevolezza, anche all’interno della pubblica amministrazione, rispetto alla necessità di accelerare sul digitale. Questo è un elemento positivo. Nel nostro caso, la PA rappresenta un interlocutore centrale e vediamo una forte volontà di innovare, soprattutto in ambiti come la sanità, dove la necessità di integrazione tra pubblico e privato è particolarmente evidente.

Un esempio molto concreto è il fascicolo sanitario elettronico, che dovrebbe consentire a ogni cittadino di accedere alle proprie informazioni sanitarie indipendentemente dal fatto che si rivolga a una struttura pubblica o privata. Questo tipo di servizio mostra bene quanto sia importante costruire infrastrutture e processi capaci di superare i confini organizzativi.

Le criticità principali riguardano però l’organizzazione, i processi di acquisto e la necessità di aderire a un quadro normativo solido. Il settore privato, spesso, riesce ad adottare più rapidamente standard internazionali e modelli evoluti, mentre la pubblica amministrazione ha bisogno di percorsi regolatori più strutturati e specifici. In questo senso, il lavoro dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e il recepimento delle normative europee rappresentano passaggi importanti.

Per accelerare davvero, servono sinergie più forti tra pubblico e privato, soprattutto sul cloud, sulla cybersecurity, sull’interoperabilità dei dati e sull’adozione responsabile dell’intelligenza artificiale. Solo così sarà possibile costruire servizi trasversali, indipendenti dall’ente che li eroga e realmente centrati sui bisogni di cittadini e imprese.

Guardando ai prossimi anni, quali investimenti e competenze ritiene prioritari per costruire un ecosistema digitale capace di integrare efficacemente intelligenza artificiale, connettività avanzata e cybersecurity, generando valore concreto per cittadini, imprese e istituzioni?

Il tema centrale è quello delle competenze. La quasi totalità delle organizzazioni con cui interagiamo evidenzia una forte difficoltà nel reperire profili adeguati per affrontare la trasformazione digitale. L’intelligenza artificiale e i nuovi servizi digitali rappresentano una rivoluzione tecnologica che, nel medio-lungo periodo, porterà benefici in termini di nuovi servizi, nuovi lavori e maggiore benessere. Tuttavia, ogni rivoluzione tecnologica porta con sé una fase di transizione che può essere complessa da gestire.

Il rischio per il Sistema Paese è non riuscire a riqualificare competenze esistenti e, allo stesso tempo, non preparare adeguatamente le nuove generazioni. Oggi molte offerte di lavoro legate alla digital transformation restano inevase, mentre il Paese continua a confrontarsi con problemi occupazionali. Questo dimostra che il gap non è solo quantitativo, ma qualitativo: mancano competenze digitali solide e realmente spendibili.

È importante chiarire che competenza digitale non significa semplicemente saper usare bene strumenti o piattaforme social. Significa avere basi tecniche, capacità di comprendere i processi, conoscenze di cybersecurity, dati, cloud e intelligenza artificiale, ma anche la capacità di integrare queste competenze con ambiti diversi, come il diritto, la compliance e la governance.

Per questo servono percorsi formativi nuovi, capaci di creare profili ibridi e multidisciplinari. Alcune università stanno già avviando corsi che uniscono competenze legali e competenze tecniche di cybersecurity: è una direzione molto interessante, perché il futuro richiederà figure professionali che oggi non esistono ancora in modo strutturato. Investire su queste competenze sarà decisivo per rendere l’Italia più competitiva e più attrattiva anche per i giovani talenti.

Di Giuseppe Baselice, Redazione CEOforLIFE Magazine

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