Tra governance e prevenzione: il nuovo approccio al dissesto idrogeologico

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Martedì 9 giugno si è tenuta la Giornata Nazionale di Task Force Italia sul tema Transizione energetica, risorse idriche ed economia circolare. L’incontro ha visto la presenza di numerosi rappresentanti di aziende, associazioni e istituzioni, tra cui l’On. Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei Deputati, che – in apertura di giornata – ha richiamato l’attenzione sul concetto di consapevolezza come elemento centrale per affrontare il dissesto idrogeologico e, più in generale, le sfide legate alla sicurezza del territorio. Secondo Mulè, uno dei limiti che storicamente caratterizza il Paese consiste nella tendenza a considerare una minaccia reale soltanto nel momento in cui l’evento si manifesta, mentre sarebbe opportuno gestire il territorio seguendo il modello sanitario: quindi, adottando strumenti capaci di anticipare fenomeni e criticità, anziché agire solamente in seguito al verificarsi di eventi e situazioni che possono recare danni al territorio.

Il Sen. Lorenzo Basso ha osservato che “il Paese dispone già di numerosi strumenti normativi, strutture operative e risorse dedicate, dalle Autorità di bacino alla Protezione Civile, fino alle task force attive presso la Presidenza del Consiglio. La priorità, dunque, è di rendere più efficace il sistema esistente attraverso una governance chiara e una filiera decisionale ben definita”. Al centro della riflessione emerge infatti il tema della responsabilità e della capacità di pianificazione: per affrontare efficacemente il dissesto idrogeologico e i rischi naturali è necessario individuare con precisione chi debba assumere le decisioni, entro quali tempi e secondo quali procedure.

Su questa linea Pino Bicchielli, Presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Rischio Idrogeologico e Sismico: “Autorità di bacino, Protezione Civile, Regioni, Comuni, Consorzi di bonifica e numerosi altri soggetti condividono responsabilità che spesso si sovrappongono, generando rallentamenti nei processi decisionali e difficoltà nell’attuazione degli interventi. Complessità a cui si aggiunge un sistema procedurale articolato che rende spesso difficile tradurre rapidamente la pianificazione in azioni concrete sul territorio”.

Anche Fabrizio Curcio, Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione verificatasi in Emilia-Romagna, Toscana e Marche, ha sottolineato il concetto di governance e il rapporto tra amministrazioni centrali e territoriali, una delle principali sfide nella gestione del rischio. Per Curcio, inoltre, bisogna “affrontare i diversi rischi naturali senza ricorrere a semplificazioni eccessive. Fenomeni sismici, idrogeologici e climatici presentano elementi di connessione, ma richiedono competenze specialistiche, approcci metodologici e strumenti operativi differenti. Per questo motivo, pur condividendo l’esigenza di sviluppare piattaforme integrate e sistemi informativi interoperabili, è importante preservare una forte capacità tecnica nella lettura dei singoli fenomeni”.

Accanto agli aspetti normativi, organizzativi ed economici, l’On. Luca Sbardella ha individuato una criticità ancora più profonda: la carenza di consapevolezza diffusa rispetto ai cambiamenti climatici e ai loro effetti sul territorio. Al di là del dibattito sulle cause che li determinano, “il cambiamento climatico rappresenta ormai una realtà evidente con cui è necessario confrontarsi. Questo richiede un cambiamento culturale che coinvolga cittadini, istituzioni e comunità locali, chiamati a rivedere comportamenti, abitudini e modelli di sviluppo consolidati nel tempo”, ha concluso Sbardella.

Di Marco Mammini, Redazione CEOforLIFE Magazine

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