La transizione ecologica dell’agricoltura passa anche dall’innovazione applicata alle colture simbolo del Made in Italy. Con questo obiettivo nasce MAREA (Mitigation and Agroecology for Rice Ecosystems and Aquatic Environments), un progetto che punta a rendere la risicoltura italiana più competitiva, resiliente e sostenibile, attraverso un approccio che integra ricerca scientifica, tutela delle risorse idriche e innovazione agronomica.
Presentato a Novara presso la sede di Acqua Novara VCO, il progetto riunisce istituzioni, mondo della ricerca e imprese della filiera risicola attorno a un obiettivo condiviso: dimostrare che produttività agricola, qualità ambientale ed efficienza nell’utilizzo delle risorse possono crescere insieme. L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato durante la COP30 di Belém e rappresenta un modello di collaborazione tra pubblico e privato orientato a rispondere alle sfide poste dai cambiamenti climatici, dall’aumento dei costi dei fertilizzanti e dalla necessità di preservare la qualità delle acque.
Un ruolo centrale è svolto da Acqua Novara VCO, che affianca il progetto nell’ambito delle strategie previste dal Piano Agenda 2036 dedicate al riuso delle acque depurate a beneficio dell’agricoltura. La società affiancherà il progetto con le sue competenze in materia di sostenibilità e mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico. Il cuore di MAREA è rappresentato da un protocollo sperimentale che prevede l’impiego, durante la semina, di innovativi bioattivatori sviluppati da SOP – Save Our Planet, Società Benefit e B Corp italiana. La tecnologia favorisce lo sviluppo dell’apparato radicale e delle relazioni biologiche del suolo, migliorando la capacità della coltura di utilizzare i nutrienti già presenti nel sistema suolo-pianta e contribuendo così a ridurre il ricorso ai fertilizzanti e gli impatti ambientali.
La sperimentazione, attualmente in corso nei campi georeferenziati di Vespolate e Borgolavezzaro, nel cuore di uno dei principali distretti risicoli europei, punta a verificare benefici concreti in termini di maggiore efficienza nell’impiego dei fertilizzanti, incremento della resilienza delle colture, riduzione dei costi di produzione e minore impatto ambientale. Il progetto è supportato da un articolato programma di monitoraggio scientifico che coinvolge l’Università degli Studi di Torino, responsabile del coordinamento agronomico e della validazione scientifica, e UpToFarm, spin-off dell’Ateneo torinese, incaricato della misurazione diretta delle emissioni di gas serra nei campi sperimentali.
L’obiettivo finale è produrre dati scientifici e applicativi che possano essere trasferiti agli agricoltori, favorendo l’adozione di pratiche sempre più sostenibili e contribuendo allo sviluppo di un modello di risicoltura capace di coniugare competitività economica, tutela ambientale ed efficienza nell’uso delle risorse naturali.
I risultati della sperimentazione saranno presentati nel novembre 2026 alla COP31 di Antalya, entrando così nel confronto internazionale dedicato alle nuove strategie per l’innovazione agricola, la gestione sostenibile delle risorse idriche e la mitigazione dei cambiamenti climatici.



