Rossano Bartoli (Lega del Filo d’Oro): costruire un welfare inclusivo significa trasformare i diritti in opportunità concrete

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L’inclusione non può essere affidata esclusivamente alle norme: richiede una rete capace di mettere in relazione istituzioni, imprese, Terzo Settore e comunità per garantire risposte concrete ai bisogni delle persone più fragili. In un Paese chiamato ad affrontare profonde trasformazioni demografiche e sociali, il rafforzamento del welfare rappresenta una delle principali sfide per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale.

Ne parliamo con Rossano Bartoli, Presidente della Lega del Filo d’Oro, organizzazione che da oltre sessant’anni accompagna le persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale in percorsi di autonomia, inclusione e partecipazione. Dall’evoluzione del sistema di welfare al ruolo strategico del Terzo Settore, fino al valore delle partnership con il mondo delle imprese e alla collaborazione con Task Force Italia e i CEOforLIFE Awards 2026, Bartoli offre una riflessione sul significato di una leadership capace di generare impatto sociale e valore condiviso.

La Lega del Filo d’Oro rappresenta da oltre sessant’anni un punto di riferimento per l’inclusione e il sostegno delle persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale. Quali sono oggi le principali sfide sociali che il nostro Paese deve affrontare per garantire un sistema di welfare sempre più inclusivo, accessibile e capace di rispondere ai bisogni delle persone più fragili?

Negli ultimi anni il nostro Paese ha compiuto passi importanti sul piano normativo, introducendo strumenti che riconoscono e tutelano con maggiore forza i diritti delle persone con disabilità e, nello specifico, delle persone con sordocecità. Penso, ad esempio, al recente aggiornamento della normativa che definisce la condizione di sordocecità e ai nuovi strumenti introdotti per favorire la costruzione del progetto di vita personalizzato. Si tratta di conquiste significative, che testimoniano una crescente attenzione verso i temi dell’inclusione e della partecipazione.

La vera sfida, però, oggi non riguarda tanto la produzione di nuove norme quanto la loro concreta applicazione. Troppo spesso assistiamo a una distanza tra ciò che la legge prevede e ciò che le persone riescono realmente a ottenere nella vita quotidiana. Diritti fondamentali come l’accesso all’istruzione, ai servizi socio-sanitari, alla mobilità, all’autonomia e alla piena partecipazione alla vita sociale rischiano di rimanere affermazioni di principio se non vengono accompagnati da servizi adeguati, competenze diffuse e organizzazioni capaci di tradurli in interventi concreti.

Lo vediamo anche sul tema del progetto di vita, che rappresenta uno dei cambiamenti culturali più importanti introdotti negli ultimi anni. In alcune realtà territoriali questo approccio è già stato compreso e valorizzato, mentre in altre esistono ancora difficoltà interpretative, carenza di strumenti operativi e una conoscenza ancora limitata delle opportunità offerte dalla normativa. Questo genera inevitabilmente disuguaglianze tra cittadini che vivono in territori diversi.

Per questo credo che il tema centrale del prossimo futuro sia costruire un welfare realmente uniforme, capace di garantire pari opportunità indipendentemente dal luogo in cui si vive.

In un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti demografici e sociali, quale ruolo possono svolgere il Terzo Settore, le imprese e le istituzioni nella costruzione di un modello di sviluppo che metta al centro la persona, la dignità e il diritto a una piena partecipazione alla vita sociale?

Il Terzo Settore rappresenta oggi uno degli attori fondamentali del nostro sistema di welfare, non soltanto per i servizi che eroga quotidianamente, ma soprattutto per la capacità di leggere i bisogni emergenti e trasformarli in risposte concrete. Organizzazioni come la Lega del Filo d’Oro vivono ogni giorno accanto alle persone e alle loro famiglie e questa vicinanza consente di sviluppare competenze, esperienze e modelli di intervento che spesso anticipano anche l’evoluzione delle politiche pubbliche.

Negli anni abbiamo visto crescere la fiducia dei cittadini nei confronti del Terzo Settore. È un patrimonio costruito attraverso la credibilità, la competenza e la capacità di rispondere là dove, molto spesso, il sistema pubblico fatica ad arrivare. Questo ruolo, però, non dovrebbe limitarsi esclusivamente all’erogazione dei servizi. Credo sia arrivato il momento di riconoscere al Terzo Settore anche una funzione più ampia, coinvolgendolo stabilmente nella programmazione delle politiche sociali e nella definizione dei modelli di welfare.

Accanto a questo, ritengo fondamentale il contributo delle imprese. Oggi la responsabilità sociale non può più essere considerata un’attività accessoria, ma deve entrare a far parte delle strategie di sviluppo delle organizzazioni. Le imprese hanno competenze, capacità organizzative e risorse che possono contribuire in modo significativo alla costruzione di comunità più inclusive. Le istituzioni, dal canto loro, devono creare le condizioni affinché questa collaborazione diventi strutturale e non occasionale.

Solo mettendo in rete pubblico, privato e Terzo Settore possiamo costruire un modello di sviluppo realmente centrato sulla persona, capace di valorizzare la dignità di ogni individuo e di garantire una partecipazione piena alla vita sociale, indipendentemente dalla condizione di fragilità.

L’esperienza della Lega del Filo d’Oro dimostra come l’innovazione sociale possa generare un impatto concreto sulle comunità e sul Sistema Paese. Quali interventi ritiene prioritari per rafforzare la cultura dell’inclusione e promuovere una maggiore collaborazione tra pubblico, privato e società civile?

L’innovazione sociale nasce dalla capacità di costruire soluzioni che partono dai bisogni reali delle persone. Per questo uno dei nostri principali obiettivi è continuare a rafforzare la presenza della Lega del Filo d’Oro sul territorio nazionale, affinché sempre più famiglie possano trovare risposte competenti vicino ai luoghi in cui vivono. Essere presenti significa conoscere le esigenze delle persone, accompagnarle nei loro percorsi e costruire interventi realmente personalizzati.

Accanto alla crescita della rete territoriale, è fondamentale continuare a investire nella diffusione delle competenze. Penso alla formazione degli operatori, alla collaborazione con il mondo della scuola, ai servizi socio-sanitari, ma anche alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica, perché l’inclusione non può essere delegata esclusivamente agli specialisti: è una responsabilità collettiva che riguarda l’intera società.

Allo stesso tempo ritengo indispensabile rafforzare il dialogo con le istituzioni. La Lega del Filo d’Oro rappresenta oggi una realtà consolidata che, grazie al sostegno di tanti cittadini e donatori, riesce a offrire servizi altamente specializzati. Tuttavia siamo pienamente consapevoli che, da soli, non possiamo rispondere ai bisogni di tutte le persone che necessitano di supporto. È quindi necessario costruire una collaborazione sempre più stretta con le amministrazioni pubbliche, affinché le esperienze maturate sul campo possano contribuire a migliorare l’intero sistema dei servizi.

Infine, credo che anche le organizzazioni del Terzo Settore debbano fare un ulteriore passo avanti nella collaborazione reciproca. Mettere in comune competenze, esperienze e buone pratiche significa rafforzare la capacità di incidere sulle politiche pubbliche e offrire risposte sempre più efficaci alle persone con disabilità e, più in generale, a tutte le situazioni di fragilità.

In vista dei CEOforLIFE Awards 2026 e della collaborazione con Task Force Italia, quale valore attribuisce alla creazione di alleanze tra imprese, istituzioni e organizzazioni del Terzo Settore per accelerare il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile? E quale messaggio desidera rivolgere ai leader che scelgono di mettere il proprio impegno al servizio del bene comune?

Attribuiamo un valore molto importante a questa collaborazione perché rappresenta un’occasione concreta per mettere in dialogo mondi che troppo spesso procedono parallelamente. Per la Lega del Filo d’Oro poter partecipare ai CEOforLIFE Awards e collaborare con Task Force Italia significa avere l’opportunità di confrontarsi direttamente con il sistema delle imprese, raccontare un’esperienza costruita in oltre sessant’anni di attività e condividere una cultura dell’inclusione che può diventare patrimonio comune.

Credo che oggi le aziende abbiano un ruolo sempre più rilevante nella costruzione di una società sostenibile. Parlare di responsabilità sociale significa riflettere sul contributo che ogni organizzazione può offrire al territorio e alle comunità in cui opera. Le imprese che scelgono di investire nel bene comune non producono soltanto valore economico, ma generano fiducia, rafforzano il rapporto con i propri stakeholder e contribuiscono a costruire un sistema sociale più solido e coeso.

Partnership come quella con Task Force Italia sono importanti proprio perché favoriscono il confronto tra competenze diverse e consentono di trasformare la responsabilità sociale in progettualità concrete. Sono occasioni nelle quali si parla di valori, ma soprattutto di azioni, di collaborazione e di impegno condiviso.

Il messaggio che desidero rivolgere ai leader è quello di continuare a guardare oltre i confini della propria organizzazione. Restituire qualcosa alla collettività significa investire nel futuro del Paese e contribuire a costruire una società nella quale nessuno venga lasciato indietro. È una scelta etica, certamente, ma anche una scelta strategica, perché le aziende che dimostrano sensibilità verso le persone e verso il territorio sono sempre più riconosciute come realtà credibili, responsabili e capaci di creare valore duraturo per tutta la comunità.

 

Di Desiree di Giuseppe, Redazione CEOforLIFE Magazine

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