Iuculano (BIP): “Le utility devono evolvere in piattaforme integrate per guidare la transizione ecologica”

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Negli ultimi anni il settore idrico italiano ha vissuto una profonda accelerazione grazie agli investimenti del PNRR, che hanno favorito l’ammodernamento delle infrastrutture e l’avvio di un percorso di trasformazione digitale senza precedenti. Oggi, però, la sfida cambia: occorre garantire continuità agli investimenti, rafforzare la resilienza del sistema rispetto ai cambiamenti climatici e accompagnare l’evoluzione delle utility verso modelli sempre più industriali, integrati e orientati all’innovazione.
In questa prospettiva, anche il quadro regolatorio sta evolvendo. L’introduzione di nuovi strumenti da parte di ARERA, come il meccanismo M0, orientato a rafforzare la resilienza del servizio rispetto al rischio climatico, e il passaggio da una pianificazione degli investimenti decennale a una programmazione su sei anni, rappresentano un cambio di paradigma: una pianificazione più dinamica, che consente di misurare con maggiore efficacia i risultati anche nel breve periodo e di adattare gli interventi all’evoluzione dei territori.
Abbiamo approfondito questi temi con Antonio Iuculano, Group Equity Partner e Major Utilities Business Area Leader di BIP, analizzando le prospettive di sviluppo del settore tra investimenti, innovazione digitale e transizione ecologica.

Con la progressiva conclusione del PNRR, quali saranno le principali leve di investimento che dovranno garantire continuità alla modernizzazione del servizio idrico e delle infrastrutture ambientali? Quale ruolo potranno svolgere il capitale privato, la finanza sostenibile e le partnership pubblico-private?
Il PNRR ha rappresentato un acceleratore straordinario per il settore idrico italiano. Per la prima volta sono state messe a disposizione risorse significative che hanno consentito di intervenire sull’ammodernamento delle reti, sulla riduzione delle perdite e sulla digitalizzazione delle infrastrutture, raggiungendo gli obiettivi previsti dal Piano. Ma il vero valore del PNRR non è stato soltanto economico: ha permesso anche ai gestori, soprattutto quelli di dimensioni più contenute, di sviluppare competenze progettuali, capacità organizzative e strumenti per gestire investimenti complessi.
La conclusione del Piano non può quindi coincidere con un rallentamento degli investimenti. Al contrario, questa capacità industriale deve essere consolidata e alimentata attraverso nuove fonti di finanziamento. Penso innanzitutto alle programmazioni nazionali e regionali, ai fondi europei dedicati all’innovazione, ai programmi legati alla gestione della siccità e della resilienza climatica, ma anche agli investimenti sostenuti dalla tariffa regolata.
Accanto alle risorse pubbliche diventerà sempre più strategico il contributo della finanza sostenibile. Oggi strumenti come i green bond, il supporto della Banca Europea per gli Investimenti o di Cassa Depositi e Prestiti rappresentano leve fondamentali per sostenere i grandi programmi infrastrutturali. Ma il capitale privato non deve essere visto esclusivamente come una fonte finanziaria. Attraverso le partnership pubblico-private porta competenze gestionali, innovazione tecnologica, economie di scala e capacità operativa, contribuendo alla crescita industriale dei gestori e alla qualità del servizio.
In questo percorso anche la regolazione sta assumendo un ruolo sempre più evoluto. L’introduzione del meccanismo M0 e una pianificazione degli investimenti articolata su sei anni, anziché dieci, consentono di orientare le risorse verso interventi più efficaci, monitorarne gli effetti con maggiore frequenza e aumentare la capacità di risposta del sistema ai rischi climatici che stanno diventando sempre più frequenti.

L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno trasformando profondamente il settore delle utility. Quali sono oggi le applicazioni a maggiore impatto per la gestione della risorsa idrica e come stanno contribuendo a migliorare efficienza, resilienza delle reti e qualità del servizio ai cittadini?
Negli ultimi anni il settore idrico ha compiuto un salto di qualità molto importante sul fronte della digitalizzazione. Più che parlare esclusivamente di intelligenza artificiale, parlerei di valorizzazione dei dati. Le infrastrutture idriche producono quotidianamente una quantità enorme di informazioni che, se correttamente raccolte e analizzate, diventano uno strumento decisivo per migliorare la gestione del servizio.
Grazie agli investimenti degli ultimi anni sono nate control room digitali, sistemi evoluti di monitoraggio della rete e piattaforme che consentono di sviluppare algoritmi di manutenzione predittiva, prevedere la domanda, anticipare possibili guasti e migliorare sia gli aspetti tecnici sia quelli commerciali del servizio.
L’aspetto più interessante è che il digitale non produce benefici soltanto in termini di efficienza operativa, ma permette anche di ottimizzare gli investimenti. Sarebbe impossibile sostituire integralmente le reti idriche italiane: servirebbero risorse enormemente superiori a quelle disponibili. Attraverso modelli predittivi e analisi avanzate è invece possibile individuare le priorità, intervenendo dove il valore generato è maggiore e programmando gli investimenti secondo criteri oggettivi.
Naturalmente questa trasformazione richiede anche un rafforzamento della cybersecurity. Più aumenta il livello di digitalizzazione, maggiore diventa l’esigenza di proteggere infrastrutture sempre più critiche. Per questo oggi automazione, cloud, intelligenza artificiale e sicurezza informatica rappresentano elementi che devono crescere insieme, diventando parte integrante della strategia industriale delle utility.

L’acqua è sempre più riconosciuta come un fattore strategico per la competitività del sistema produttivo. In che modo una gestione più efficiente della risorsa idrica può rafforzare la resilienza delle imprese, attrarre investimenti e sostenere la crescita economica dei territori?
L’acqua non è semplicemente una risorsa naturale: è una vera infrastruttura economica. Parliamo di un settore che contribuisce per oltre il 2% al PIL nazionale e che rappresenta una condizione indispensabile per il funzionamento dell’intero sistema produttivo. Senza una gestione efficiente della risorsa idrica non esiste competitività industriale né capacità di attrarre nuovi investimenti.
Negli ultimi anni è cambiato profondamente il modo di guardare all’acqua. Abbiamo compreso che non si tratta di una risorsa infinita e che la sua gestione deve essere affrontata con una logica industriale, basata sull’efficienza, sul riuso e sulla circolarità.
Questo significa investire nella riduzione delle perdite, ma anche promuovere il riutilizzo delle acque depurate in ambito agricolo e industriale, integrare l’efficienza energetica nella gestione degli impianti e sviluppare modelli capaci di ridurre contemporaneamente consumi idrici ed energetici.
Una gestione intelligente della risorsa rende i territori più resilienti, aumenta l’affidabilità del servizio per le imprese e rafforza l’attrattività economica delle aree produttive. Al contrario, sistemi fragili e poco efficienti finiscono inevitabilmente per generare costi più elevati, ridurre la competitività e limitare le prospettive di sviluppo delle comunità locali.

Le utility stanno evolvendo da gestori di singoli servizi a piattaforme integrate capaci di governare acqua, energia e rifiuti. Quanto è strategico sviluppare un approccio integrato che valorizzi il cosiddetto “nexus acqua-energia” e quali modelli organizzativi e tecnologici ritiene più efficaci per affrontare le sfide della transizione ecologica?
La vera trasformazione delle utility consiste proprio nel superare la gestione separata dei servizi. Oggi non ha più senso considerare acqua ed energia come due mondi distinti, perché sono profondamente interdipendenti.
Il settore idrico è tra i più energivori: pompaggio, depurazione e dissalazione richiedono grandi quantità di energia. Allo stesso tempo, molti processi di produzione energetica necessitano di acqua. Questo rapporto di reciproca dipendenza rende il cosiddetto water-energy nexus uno degli elementi strategici della transizione ecologica.
Per questo motivo le utility più evolute stanno sviluppando modelli integrati, capaci di ottimizzare l’intero sistema e non i singoli servizi. Significa introdurre impianti per la produzione di energia rinnovabile direttamente nei sistemi idrici, utilizzare l’energia in modo più efficiente nei processi di pompaggio e depurazione, condividere competenze, tecnologie e strutture operative e costruire modelli organizzativi che generino sinergie tra acqua, energia e ambiente.
È questa la direzione verso cui si stanno muovendo le utility industriali più avanzate: non semplici gestori di reti, ma piattaforme integrate capaci di governare la complessità della transizione ecologica, migliorando contemporaneamente sostenibilità, efficienza operativa e qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Di Desiree di Giuseppe, Redazione CEOforLIFE Magazine

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