Innovazione come percorso: tecnologia, persone e leadership nella visione di Avanade

Condividi su

Oggi l’innovazione è una parola onnipresente nel linguaggio delle imprese, spesso associata all’adozione di nuove tecnologie o all’ottimizzazione dei processi. Ma cosa significa davvero innovare? E soprattutto, come si costruisce un percorso di innovazione che sia concreto, sostenibile e capace di generare valore nel tempo?

In questa intervista con Paolino Montanino, Amministratore Delegato di Avanade Italia approfondiamo il significato più autentico dell’innovazione, andando oltre la dimensione tecnologica per esplorarne l’impatto su organizzazione, competenze e leadership. Un viaggio che parte dalle fondamenta — sicurezza e governance del dato — attraversa il cuore tecnologico, con un focus sull’Intelligenza Artificiale, e arriva fino alle persone, vero motore della trasformazione.

Oggi la parola d’ordine sembra essere: innovazione. È diventato un sinonimo per parlare di adozione di tecnologie, ottimizzazione dei processi, o miglioramento della capacità produttiva. Cosa si intende invece, per lei, quando si parla di innovazione? E, soprattutto, come si innova?

L’innovazione è un tema di cui si parla spesso, ma andare davvero a fondo del suo significato per le aziende significa comprenderne l’impatto e la trasformazione legati alla capacità di adattarsi e generare valore con l’adozione delle tecnologie. È importante tenere presente un aspetto fondamentale: l’innovazione è un percorso, è miglioramento continuo, crescita costante, creazione progressiva di leve strategiche e competitive. Non è un processo che ha un inizio e una fine ben definiti, ma un cammino che evolve nel tempo e questo percorso deve poggiare su basi solide.

Per rappresentare l’innovazione possiamo immaginarla come una piramide, una struttura in cui ogni livello sostiene quello superiore: alla base c’è la sicurezza, non solo come requisito tecnico, ma soprattutto come fondamento strategico. In un contesto in cui i dati sono il principale asset delle organizzazioni e in cui le superfici di rischio si moltiplicano, nessuna innovazione può essere sostenibile senza fondamenta sicure.

Senza sicurezza non c’è fiducia, e senza fiducia nessuna innovazione può scalare, crescere o durare nel tempo. La sicurezza abilita quindi l’innovazione perché protegge il valore più importante delle aziende: i dati, i processi e le persone. .

Nel cuore della piramide vive invece la tecnologia. L’Intelligenza Artificiale, i sistemi agentici, le piattaforme digitali stanno trasformando radicalmente il modo in cui lavoriamo, decidiamo e creiamo valore. Ma la tecnologia è davvero potente solo quando è guidata da una strategia chiara, integrata in modo responsabile e messa al servizio di obiettivi concreti. Non è fine a sé stessa: è il motore che accelera il cambiamento. 

 Al vertice, infine, ci sono le persone: con le loro competenze, le loro skill e il percorso di trasformazione necessario non solo per adottare le tecnologie, ma anche per evolvere il proprio modo di lavorare. Sono le persone a dare direzione all’innovazione, a governarla, a renderla reale. Anche nell’era dell’AI più evoluta, il controllo resta umano. Competenze, cultura, leadership e capacità di adattamento sono ciò che trasforma la tecnologia in impatto.

Percorso e piramide diventano quindi due immagini complementari per descrivere l’innovazione come leva strategica e fattore di competitività per le aziende.

Se l’innovazione è un percorso, ci sono delle aziende che si sono già incamminate lungo questa strada? Come riconosciamo chi sta innovando davvero?

Molte aziende in Italia hanno dichiarato di aver intrapreso un percorso di crescita e di innovazione tecnologica, tuttavia, nella maggior parte dei casi, questo percorso è stato avviato solo parzialmente: è iniziato, ma non sempre lo si è portato fino in fondo. Per questo motivo è utile introdurre il concetto di “cliente zero” e, in questo caso, siamo noi stessi: siamo i primi a dover intraprendere e completare il percorso di innovazione. Lo abbiamo avviato e ci consideriamo, appunto, il cliente zero, ovvero coloro che adottano in prima persona l’innovazione, come l’Intelligenza Artificiale e le altre tecnologie, all’interno di tutti i processi di trasformazione.

In questo contesto si inserisce anche il concetto di “AI-first”: aziende che non si limitano ad adottare l’Intelligenza Artificiale, perché il vero punto non è l’adozione in sé, ma la trasformazione del modo di lavorare. Sono organizzazioni che ripensano i propri processi mettendo l’AI e le tecnologie al centro e queste realtà vengono spesso definite “Frontier Firms”, imprese che si distinguono per un approccio chiaro: non inseguono la tecnologia, ma la integrano in una visione strategica più ampia. Hanno compreso che l’AI e gli agenti intelligenti non sono solo uno strumento di automazione, ma una leva capace di ridefinire processi, ruoli e modelli organizzativi. In queste aziende, l’AI non è confinata in sperimentazioni isolate: è diffusa, governata e messa al servizio del business in modo strutturato.

Sono soprattutto realtà guidate dalle persone e abilitate dalla tecnologia, aziende progettate per funzionare con team ibridi uomo‑agente, in cui l’Intelligenza Artificiale opera, ma la direzione resta umana. È un cambiamento profondo: non più strutture rigide basate su ruoli statici, ma modelli dinamici in cui le persone diventano “agent boss”, responsabili di orchestrare competenze umane e digitali per raggiungere obiettivi concreti.  

Ciò che conta davvero, però, è il modo in cui queste aziende crescono. Innovano in modo sostenibile perché hanno solide fondamenta: la sicurezza è integrata fin dall’inizio, la fiducia è un valore centrale, il controllo non viene mai delegato completamente alla tecnologia. L’AI accelera, ma non sostituisce il giudizio. Gli agenti eseguono, ma sono le persone a decidere. 

Queste aziende dimostrano che l’innovazione non è una scommessa rischiosa, ma un percorso intenzionale e progressivo. È un’evoluzione che richiede nuove competenze, nuovi modelli di leadership e una profonda maturità organizzativa. Non si tratta di fare “di più”, ma di fare meglio, colmando il divario tra capacità umane e complessità crescente del business grazie all’intelligenza digitale. 

Avanade è un esempio di Frontier Firm. Come cambia la leadership e il modo di lavorare in un’organizzazione che si è definita e continua a ridefinirsi attraverso l’AI?

Questo tema si ricollega direttamente al concetto di percorso: si tratta di un cammino di crescita continua che stiamo portando avanti. In Avanade viviamo questa evoluzione ogni giorno: non come osservatori, ma come parte attiva del cambiamento.

Il primo passo riguarda il mindset: iniziare a pensarsi come un’azienda di frontiera e quindi non limitarsi a ottimizzare, modificare o automatizzare i processi esistenti, ma ripensare e riorganizzare il lavoro in modo più profondo. Vuol dire definire le competenze presenti all’interno dell’azienda e, allo stesso tempo, identificare le nuove skill necessarie per sostenere un’innovazione continua. Significa anche ripensare il proprio posizionamento sul mercato.

Il secondo aspetto riguarda l’organizzazione e le competenze: non solo comprendere quali capacità servono oggi, ma anticipare quelle che saranno fondamentali domani. Cresce sempre di più l’importanza delle competenze trasversali: accanto alle competenze digitali avanzate, diventano fondamentali pensiero critico, capacità decisionale, comunicazione e collaborazione. Man mano che l’AI assume compiti operativi e ripetitivi, il valore delle persone si sposta sempre più sulla visione, sulla creatività e sulla responsabilità.

Il terzo elemento è la leadership. Guidare questo cambiamento non significa semplicemente adottare nuove tecnologie, ma trasformare il modo di lavorare, accompagnare le persone nel cambiamento, individuare nuovi ruoli e favorirne l’evoluzione. La leadership non è più solo chiamata a prendere decisioni, ma a creare le condizioni perché il cambiamento accada. Governare un’organizzazione che si ridefinisce attraverso l’AI richiede una leadership più coraggiosa, capace di bilanciare visione e responsabilità, velocità e fiducia. L’Intelligenza Artificiale accelera il business, ma è la leadership che continua a stabilire direzione, priorità e confini.

Per fare un esempio concreto, per anni si è parlato di organizzazioni strutturate in silos verticali mentre oggi, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, diventa sempre più necessario favorire un’integrazione orizzontale, lavorando in modo end-to-end sui processi. Questo porta alla nascita di nuovi ruoli e nuove competenze: figure dedicate all’addestramento di agenti intelligenti, oppure ruoli in grado di guidare team ibridi, composti non solo da persone, ma anche da agenti AI. La leadership, quindi, sta evolvendo in questa direzione: verso la capacità di gestire ecosistemi complessi e dinamici. Ed è, ancora una volta, un processo continuo.

In che modo Avanade supporta le aziende italiane nel guidare e rendere concreta la trasformazione lungo la strada dell’innovazione?

Abbiamo vissuto la trasformazione sulla nostra pelle, e ancora oggi non smettiamo di adattarci ai nuovi scenari che ci troviamo di fronte. Parliamo quindi per esperienza, non per teoria: sappiamo che innovare significa muoversi in un contesto complesso, accelerato, in continua evoluzione. Per questo affianchiamo le aziende come partner di lungo periodo, aiutandole a navigare l’innovazione con fiducia, responsabilità e ambizione. Il nostro ruolo, quindi, non è portare una tecnologia, ma aiutare le organizzazioni a dare forma a una visione, traducendola in cambiamento reale, sostenibile e guidato dalle persone. 

Per poter guidare le altre aziende, prima di tutto abbiamo dovuto innovare noi stessi, ripensando i nostri processi e non considerandoci più soltanto come un’organizzazione focalizzata sulla delivery di soluzioni IT, ma come un partner in grado di supportare le aziende nella trasformazione del loro modo di lavorare.

Come già accennato, l’Intelligenza Artificiale e l’innovazione non sono semplicemente una questione di adozione tecnologica, ma implicano una vera e propria trasformazione operativa. In questo senso, Avanade aiuta le aziende a comprendere come evolvere per innovare davvero, generando impatto e costruendo nuove leve strategiche e competitive. Un altro elemento fondamentale è che l’innovazione fine a sé stessa ha un valore limitato. Accompagnare lungo la strada dell’innovazione vuol dire infatti lavorare sul modo in cui le persone operano: supportiamo le aziende nel ripensare ruoli, competenze e modelli decisionali, affinché l’AI diventi un alleato quotidiano e non un elemento esterno. È in questo equilibrio tra tecnologia e persone che prende forma una trasformazione sostenibile.

Riprendendo il modello della piramide, anche per i clienti il percorso di deve poggiare su basi solide e per questo motivo supportiamo le aziende nell’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale fondate su una forte base di sicurezza.Quando parliamo di sicurezza, non ci riferiamo solo agli aspetti più evidenti, come accessi e autenticazioni, ma soprattutto alla gestione del dato: governance, controllo degli accessi, qualità e utilizzo delle informazioni. Il passo successivo è l’adozione tecnologica vera e propria, ambito in cui Avanade si posiziona tra i leader di mercato.

Accanto al lavoro quotidiano con i clienti, inoltre, crediamo fortemente nel valore del confronto e dell’ispirazione condivisa. Eventi come l’Avanade World Tour, per la prima volta in Italia il prossimo 26 maggio, rappresentano un momento chiave di questo percorso: uno spazio in cui le aziende italiane possono confrontarsi con chi ha già intrapreso la strada dell’innovazione, ascoltare storie concrete, comprendere cosa funziona e cosa richiede attenzione. 

Portando sul palco temi come leadership nell’era dell’AI, sicurezza come base dell’innovazione, agentic AI e nuove competenze vogliamo dare alle aziende strumenti di lettura del presente, offrendo una prospettiva chiara su come la trasformazione stia già cambiando il business oggi. 

Infine, accompagniamo le aziende nel comprendere come rimodulare le competenze interne, affinché possano adottare e sfruttare pienamente le tecnologie innovative. In sintesi, ciò che Avanade applica al proprio interno viene trasferito anche ai clienti: siamo il “cliente zero” e operiamo con loro nello stesso modo in cui operiamo su noi stessi, portando esperienza concreta e trasformazione reale.

 

Di Desiree di Giuseppe, Redazione CEOforLIFE Magazine

Compila il form per richiedere informazioni.