Dalla crisi idrica alla strategia: Acqua Novara VCO accelera su resilienza, qualità e innovazione

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La gestione dell’acqua è oggi una delle sfide più concrete e urgenti della transizione ecologica. Non si tratta più solo di garantire un servizio essenziale, ma di ripensare modelli industriali, infrastrutture e relazioni con il territorio alla luce di cambiamenti climatici sempre più evidenti. In questo scenario, Acqua Novara VCO si distingue per un approccio che integra pianificazione scientifica, investimenti e coinvolgimento degli stakeholder. Ne abbiamo parlato con il CEO Daniele Barbone.

Acqua Novara VCO opera in un territorio ricco di risorse idriche ma sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico: come state ripensando la gestione dell’acqua per garantire sicurezza e continuità del servizio nei prossimi anni?

Quando parliamo di adattamento al cambiamento climatico non ci riferiamo più a uno scenario teorico, ma a una realtà che abbiamo già vissuto. Tra il 2022 e il 2023 il nostro territorio, in particolare il Piemonte orientale, è stato colpito dalla più grave crisi idrica mai registrata, con oltre 40 comuni su 140 in situazione di emergenza e la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo. 

Questo ci ha imposto un cambio di paradigma: non possiamo limitarci a gestire l’esistente, ma dobbiamo progettare il sistema idrico in funzione dei cambiamenti climatici in atto. In questa direzione, abbiamo avviato già prima della crisi una collaborazione con il Politecnico di Milano per sviluppare modelli di simulazione climatica del territorio, che ci consentono di individuare, area per area, le azioni più efficaci per garantire continuità del servizio.  

Su questa base abbiamo costruito un piano di investimenti molto rilevante, pari a oltre 565 milioni di euro nel periodo 2024–2036. Le azioni principali riguardano la riduzione delle perdite — che resta una priorità — ma anche la diversificazione delle fonti, l’interconnessione degli acquedotti e l’utilizzo dei grandi laghi del territorio come riserva integrativa. Tutte queste misure concorrono a costruire un sistema più resiliente e capace di adattarsi a uno scenario climatico in continua evoluzione. 

 Negli ultimi anni si parla sempre più di qualità dell’acqua e di nuove sfide come microinquinanti e PFAS: quali investimenti e strategie statemettendo in campoper tutelare la salute dei cittadini? 

Sul tema dei PFAS abbiamo sviluppato un approccio che oggi viene considerato una best practice a livello nazionale e internazionale. La nostra strategia si basa su un principio chiave: intervenire non solo a valle, ma soprattutto a monte del problema. 

Abbiamo attivato un tavolo di concertazione con oltre 130 aziende del territorio per mappare la presenza di queste sostanze nei cicli produttivi e lavorare insieme alla loro progressiva riduzione. Questo approccio collaborativo è affiancato da un’intensa attività di monitoraggio — con oltre 2.000 controlli effettuati — che ci ha permesso di costruire una base dati unica in Italia.  

Accanto alla prevenzione, stiamo investendo anche in tecnologie avanzate di trattamento. Abbiamo già installato sistemi di filtrazione sull’acqua potabile, anche in presenza di concentrazioni inferiori ai limiti normativi futuri, e stiamo sperimentando per primi in Italia tecnologie per la rimozione dei PFAS dalle acque reflue. Questa sperimentazione, attualmente in corso su scala industriale, rappresenta un passaggio fondamentale per affrontare in modo sistemico il problema e garantire la massima tutela della salute dei cittadini. 

 La vostra azienda è spesso citata come esempio di gestione pubblica efficiente: qual è il modello organizzativo e industriale che vi ha permesso di raggiungere questi risultati?

Il nostro modello si fonda su una governance chiara e ben strutturata. Dal 2020 abbiamo distinto in modo netto due livelli: da un lato la definizione della strategia e dell’impostazione metodologica, affidata al Consiglio di Amministrazione e all’Amministratore Delegato; dall’altro la gestione operativa, demandata alle direzioni tecniche e amministrative.  

Questa separazione ci consente di mantenere una visione strategica coerente con le esigenze del territorio e dei soci pubblici, garantendo al contempo un’elevata qualità nell’implementazione operativa. È un equilibrio che si riflette anche sui risultati economici: riusciamo a mantenere tariffe in linea con la media di settore, pur sostenendo un piano di investimenti molto significativo. 

In sintesi, il nostro modello dimostra che una gestione pubblica può essere efficiente se è supportata da competenze, chiarezza di ruoli e una forte attenzione alla sostenibilità nel lungo periodo. 

 Tra innovazione, sostenibilità e rapporto con il territorio, quale sarà secondo lei il ruolo delle aziende idriche come Acqua Novara VCO nella transizione ecologica del Paese?

Negli ultimi anni abbiamo voluto ridefinire la nostra mission, introducendo un elemento centrale: essere protagonisti della sostenibilità del territorio. Questo significa andare oltre il ruolo tradizionale di erogatori di servizio e diventare un punto di riferimento per l’intero ecosistema locale.  

Il nostro obiettivo è accompagnare le aziende del territorio nel loro percorso di transizione, mettendo a disposizione competenze, conoscenze e soluzioni operative. Attraverso il dialogo con il tessuto produttivo, possiamo contribuire a guidare l’evoluzione verso modelli più sostenibili, creando valore non solo per i cittadini ma anche per il sistema industriale. 

In questo senso, le utility — idriche, energetiche e ambientali — hanno un ruolo strategico: possono diventare veri e propri driver della transizione ecologica, fungendo da benchmark e da motore di innovazione per il territorio. È questa la direzione in cui crediamo debba evolvere il settore nei prossimi anni. 

Di Alessandro Riccò, Redazione CEOforLIFE Magazine

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