Diego Pisa (TP Italia): “Il futuro del lavoro nasce dalla convivenza tra persone e AI”

diego Pisa
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Con Diego Pisa, CEO di TP Italia – tra le prime tre aziende Best Workplace 2025 – parliamo di futuro del lavoro e Intelligenza artificiale democratica

Nel pieno di una trasformazione profonda del mondo del lavoro – dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale al ripensamento dei modelli organizzativi – c’è chi riesce a coniugare innovazione e centralità delle persone. È il caso di TP Italia, che si è classificata tra le prime tre aziende Best Workplace 2025, confermando un percorso costruito nel tempo e riconosciuto direttamente dai propri collaboratori. Abbiamo intervistato Diego Pisa, CEO di TP Italia per capire cosa c’è davvero dietro questo risultato, quali sono le scelte quotidiane che rendono concreta la cultura aziendale e come si prepara l’organizzazione ad affrontare la sfida – ormai imminente – dell’intelligenza artificiale.

TP Italia è stata premiata tra le prime tre aziende Best Workplace 2025: cosa rappresenta oggi questo riconoscimento per voi, dopo un percorso costruito nel tempo?
«È, prima di tutto, una conferma. La conferma che la strategia che abbiamo costruito negli anni è riconosciuta dalle nostre persone. Abbiamo partecipato per la prima volta cinque anni fa e, fin dall’inizio, siamo entrati tra le aziende migliori. Siamo stati quinti, poi primi, oggi terzi. Questo non è un risultato episodico, ma un percorso coerente nel tempo. Significa che il livello di soddisfazione delle nostre persone è molto alto. E per me è motivo di grande orgoglio, ma anche di riconoscenza: perché questo premio non lo assegna un ente esterno, lo assegnano le persone che vivono l’azienda ogni giorno. Vuol dire che le scelte fatte – dalle strategie agli interventi concreti – sono percepite come autentiche e vincenti

Nel vostro racconto emerge una cultura fatta di continuità, cura e impegno verso le persone: quali sono le scelte concrete che ogni giorno rendono questa cultura “viva” e non solo dichiarata?
«Non è una singola iniziativa, ma un sistema diffuso. Ci sono tanti progetti, tanti momenti, tante azioni quotidiane. Ma tutto si tiene sotto un unico principio: relazionarci alle persone come faremmo in una famiglia. Non è uno slogan. Significa affrontare tutto – buone e cattive notizie – con trasparenza. Il punto chiave è la comunicazione continua e bidirezionale: dare feedback, ma soprattutto riceverli. Ogni anno pianifichiamo le politiche HR partendo da ciò che emerge dai focus group interni, coinvolgendo il maggior numero possibile di persone. E spesso non emergono solo punti di forza, ma anche criticità. Per noi sono preziose. Perché è da lì che nasce il miglioramento. Se dovessi sintetizzare tutto in due parole: feedback management. È questo il vero motore della nostra cultura.»

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Lei ha parlato di questo risultato come di “un atto d’amore verso il percorso”: come si traduce questa visione nella leadership e nelle decisioni strategiche dell’azienda?
«È un atto d’amore perché arriva dalle nostre persone. È un riconoscimento alla leadership, al modo in cui guidiamo l’azienda. Significa che la nostra governance è apprezzata. E questo non è un punto di arrivo, ma una responsabilità. Ci conferma che siamo sulla strada giusta, ma soprattutto ci dà la forza per affrontare le trasformazioni che ci aspettano. Perché il cambiamento è evidente. E nei prossimi mesi sarà ancora più accelerato. La leadership, oggi, deve avere il coraggio di accompagnare questo cambiamento senza perdere il legame con le persone. Vuol dire prendere decisioni anche difficili, ma sempre mantenendo fiducia, trasparenza e coinvolgimento. Perché, alla fine, il vero punto è questo: la trasformazione non può essere calata dall’alto, deve nascere dalle persone, solo così il cambiamento diventa reale.»

Guardando al futuro, quali sono i pilastri della strategia con cui Diego Pisa e TP Italia intendono continuare a crescere, mantenendo allo stesso tempo al centro il benessere organizzativo?
«Noi siamo un’azienda di servizi: servizi erogati da persone che utilizzano tecnologia, oggi la tecnologia che sta cambiando tutto è l’intelligenza artificiale. La nostra sfida non è tra anni, ma nei prossimi mesi, l’unità di misura dell’AI è ormai settimanale. Dobbiamo integrare questa tecnologia nei nostri servizi, cambiando il modo in cui lavoriamo. Ma attenzione: non significa sostituire le persone, significa permettere alle persone di lavorare meglio. Per farlo servono due cose fondamentali: formazione e cambiamento culturale. Stiamo investendo in migliaia di ore di formazione accessibili a tutti, perché questa tecnologia è estremamente democratica: non serve essere sviluppatori per usarla. Il vero tema è il mindset, se le persone la vedono come una minaccia, si difendono, se la vedono come un’opportunità, migliorano le proprie performance. E qui sta la differenza.»

E sulla convivenza tra generazioni e nuove competenze?
«È una delle sfide più interessanti. Oggi non esiste più un vero gap tecnologico come in passato: l’intelligenza artificiale è accessibile a tutti, con poche ore di formazione, chiunque può iniziare a usarla, per questo puntiamo molto su un approccio “learning by doing”: non formazione teorica, ma applicazione concreta nei processi quotidiani. Abbiamo creato gruppi di lavoro interni che identificano le aree in cui la tecnologia può migliorare attività e performance, e più le persone la usano, più capiscono il valore. Chi si mette in gioco evolve. Chi resta fermo rischia di diventare obsoleto. È una responsabilità individuale, ma anche aziendale: creare le condizioni perché tutti possano partecipare al cambiamento.»

Nel racconto di Diego Pisa emerge con chiarezza un punto: il futuro del lavoro non è una prospettiva lontana, ma una trasformazione già in atto. E il vero discrimine non sarà tra tecnologia e persone, ma tra chi saprà integrare le due dimensioni e chi resterà ancorato a modelli del passato. In questo equilibrio – tra innovazione e cultura, tra performance e cura – si gioca la partita delle aziende che, come TP Italia, vogliono continuare a crescere senza perdere la propria identità.

Di Emanuele Bellizzi, Redazione CEOforLIFE Magazine

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