Con la certificazione sulla parità di genere ai sensi della UNI/PdR 125 del 2022, le pari opportunità sono entrate (finalmente!) nell’agenda di un gran numero di aziende. Dal luglio 2022 – quando è partito il sistema di certificazione sotto accreditamento Accredia –, sono oltre 12.300 le organizzazioni che hanno scelto la certificazione per testimoniare il proprio impegno per la gender equality, ponendo in essere un sistema interno di monitoraggio degli indicatori chiave e un piano strategico per il miglioramento.
Nonostante questo straordinario movimento – sostenuto da incentivi e sgravi fiscali – il nostro sistema stenta ancora a fare il salto culturale necessario per metabolizzare che le pari opportunità non sono solo un principio etico, ma sono anche un driver di innovazione e competitività. Nel 2025 l’Italia si colloca all’85° posto su 148 Paesi, con un punteggio complessivo di 0,704 su una scala da zero a 1, con 1 uguale alla parità. Guadagna due posizioni rispetto al 2024 ma è ancora lontana dai Paesi europei più virtuosi come Islanda, Finlandia e Norvegia. La distanza si manifesta soprattutto nella dimensione “Partecipazione Economica ed Opportunità”, dove l’Italia scende al 117° posto, e nella dimensione “Potere Politico” in cui occupa il 65° posto, rimanendo in coda alle nazioni europee. L’analisi della partecipazione al mercato del lavoro mostra un divario di genere persistente. La quota di partecipazione femminile è del 41,5%, contro il 58,77% maschile. Inoltre, il 49,8% delle donne occupate lavora part-time, a fronte del 23,5% degli uomini, segno di un gap nella qualità e stabilità dell’occupazione.
Bureau Veritas è in prima linea nella attività di certificazione, formazione e sensibilizzazione sui temi della Diversity, Equity e Inclusion, profondamente convinta che sia necessario lavorare innanzitutto sul piano culturale.
La meritocrazia può trovare reale applicazione solo in presenza di condizioni per “giocare alla pari”.
E creare le condizioni per “giocare alla pari” significa innanzitutto sgretolare pregiudizi e stereotipi che agiscono negativamente non solo sulle donne ma anche sugli uomini: entrambi i generi sono infatti prigionieri di una tradizione che li relega a determinati ruoli o a determinate caratteristiche che si presumono “innate”, che finiscono per limitare la libertà di scegliere il proprio percorso secondo le personali inclinazioni.
Le aziende hanno un ruolo chiave per contribuire a questo cambiamento culturale e la certificazione ai sensi della UNI/PdR 125 rappresenta un passaggio fondamentale per guardarsi allo specchio e – grazie al confronto con auditor esperti – identificare i propri punti di forza e di debolezza.
Il beneficio risiede non solo in un contesto più equo e inclusivo, ma anche in un’organizzazione più competitiva, aperta al dialogo e al cambiamento. Ma non solo: le aziende che investono nell’uguaglianza di genere registrano profitti superiori alla media (+25-35%), un maggiore tasso di innovazione (+20%) e una migliore gestione dei rischi aziendali (+30%).



