In un tessuto produttivo caratterizzato da una forte presenza di imprese familiari, il passaggio generazionale, l’internazionalizzazione e la necessità di affrontare trasformazioni organizzative rendono sempre più importante l’accesso a competenze manageriali qualificate. Il temporary management può rispondere a queste esigenze attraverso l’inserimento temporaneo di figure esperte, chiamate a guidare progetti strategici e a raggiungere obiettivi definiti.
Ne parliamo con Alessandro Reitelli, alla guida dello sviluppo di Delville Management in Italia, che dopo un percorso professionale tra consulenza e ruoli di direzione aziendale in Francia e Italia ha avviato l’attività del Gruppo sul mercato italiano.
Dopo una carriera internazionale tra consulenza e ruoli di direzione aziendale, ha scelto di sviluppare Delville Management in Italia. Quali esperienze l’hanno portata a questa decisione e perché il Gruppo ha individuato nel mercato italiano una nuova opportunità di crescita?
Il filo conduttore del mio percorso professionale è sempre stato il rapporto tra Francia e Italia. In oltre trent’anni di carriera ho alternato esperienze nella consulenza e ruoli operativi in azienda, maturando una conoscenza diretta delle dinamiche di entrambi i mercati.
Ho iniziato negli anni Novanta in Arthur Andersen, a Parigi, accompagnando clienti francesi nelle acquisizioni in Italia. Successivamente ho aperto e sviluppato la sede italiana di Accuracy a Milano e ho lavorato come senior advisor per il fondo di private equity Qualium, occupandomi della ricerca di opportunità di investimento nel nostro Paese.
Sul versante aziendale, ho lavorato nel Gruppo Kering, dove ho creato la funzione di audit interno e seguito il risanamento operativo di una filiale ad Algeri. Sono poi stato CEO di un gruppo quotato al NASDAQ di Copenaghen attivo nelle energie rinnovabili, con asset soprattutto in Italia e Spagna, ceduto ad Ardian nel 2019. In seguito, ho assunto la direzione generale dell’Europa continentale di un gruppo attivo nei servizi automatici.
Al termine di quest’ultima esperienza ho scelto di tornare alla consulenza, valorizzando proprio la conoscenza dei due Paesi. Sono entrato in Delville Management alla fine del 2024 con l’obiettivo di aprire la sede di Milano e sviluppare il temporary management in Italia.
Il Gruppo, nato a Parigi nel 2010, ha costruito la propria crescita sulla prossimità territoriale. Dopo l’espansione in Francia, si è sviluppato in Germania e ha aperto sedi anche a Madrid e Londra. L’Italia rappresentava un passaggio naturale: da anni i clienti francesi ci chiedevano supporto per affrontare trasformazioni e situazioni di discontinuità nelle loro attività italiane. L’apertura della sede nel 2025 ci ha permesso di rispondere a queste esigenze e, contemporaneamente, di sviluppare una presenza diretta sul mercato domestico.
In Italia il temporary management è ancora meno diffuso rispetto ad altri Paesi europei. Quali caratteristiche del nostro tessuto produttivo ne hanno rallentato lo sviluppo e quali opportunità vede oggi per questo modello?
Il mercato italiano presenta un livello di maturità differente rispetto a quello francese. Secondo le stime di settore che utilizziamo, il temporary management in Francia vale circa 700 milioni di euro di onorari, con oltre due terzi delle attività gestite attraverso operatori specializzati. In Italia il mercato è stimato intorno ai 200 milioni, ma la quota intermediata è soltanto del 20%.
La differenza dipende soprattutto dalla struttura del sistema produttivo. In Italia prevalgono imprese di piccole dimensioni, spesso poco managerializzate, nelle quali il fondatore mantiene un ruolo centrale nella gestione. In questo contesto è più frequente il ricorso a professionisti indipendenti che affiancano l’imprenditore o le strutture interne per uno o due giorni alla settimana, anche per periodi molto lunghi.
È un modello che può essere utile per rafforzare le competenze dell’organizzazione, ma è diverso dal temporary management sul quale lavoriamo noi. Delville interviene quando un’impresa deve affrontare un cambiamento strategico e ha bisogno di inserire un manager esperto a tempo pieno, per un periodo definito, con la responsabilità di raggiungere un risultato.
Le opportunità maggiori si concentrano nelle imprese di medie e grandi dimensioni, che possono trovarsi ad affrontare trasformazioni complesse senza avere al proprio interno tutte le competenze necessarie. In Italia esiste un segmento importante di aziende dinamiche, spesso già attive sui mercati internazionali, per le quali questo strumento può rappresentare una risposta concreta.
La sfida è far conoscere meglio il modello. Molte imprese non considerano ancora la possibilità di ricorrere temporaneamente a un dirigente esterno quando devono gestire una situazione urgente, una fase di crescita o una trasformazione che richiede competenze specifiche.
In quali situazioni il temporary management può generare maggiore valore e che cosa lo distingue da una consulenza tradizionale o dall’inserimento permanente di un dirigente?
Il temporary management risponde soprattutto ai momenti di discontinuità nella vita di un’impresa. Può trattarsi di una crescita molto rapida, di una crisi, di un’acquisizione, di un cambiamento significativo nei processi oppure dell’ingresso in un nuovo mercato internazionale.
In queste situazioni l’azienda ha bisogno non soltanto di un’analisi o di una raccomandazione, ma di una figura che assuma una responsabilità operativa e accompagni concretamente l’organizzazione fino al raggiungimento degli obiettivi.
Le nostre missioni hanno una durata media di otto-nove mesi. Inseriamo manager esperti, spesso con responsabilità di vertice, che lavorano a tempo pieno all’interno dell’impresa per realizzare un progetto definito. In altri casi possiamo intervenire per sostituire temporaneamente una figura chiave dell’organigramma, garantendo continuità in attesa di una soluzione stabile.
La differenza rispetto alla consulenza tradizionale è proprio nella responsabilità dell’esecuzione. Il temporary manager non si limita a indicare che cosa dovrebbe fare l’azienda: entra nell’organizzazione, guida le persone, prende decisioni e lavora perché il cambiamento si realizzi.
Allo stesso tempo, rispetto a un’assunzione permanente, il modello consente di accedere a competenze di alto livello per il tempo effettivamente necessario. È particolarmente utile quando l’impresa deve affrontare una sfida specifica, ma non ha bisogno di mantenere quella stessa figura nell’organigramma una volta completata la trasformazione.
Il passaggio generazionale e la difficoltà di reperire competenze manageriali sono due questioni centrali per molte imprese italiane. In che modo il temporary management può contribuire a preservare il patrimonio industriale e sostenere la crescita?
Il passaggio generazionale è una delle grandi sfide del sistema produttivo italiano. Le stime richiamate nel nostro lavoro indicano che, nei prossimi dieci anni, circa un milione e mezzo di imprese italiane potrebbero trovarsi ad affrontare un cambio di guida. Non sempre esiste una nuova generazione pronta o interessata ad assumere la responsabilità dell’attività.
Il rischio non riguarda soltanto la proprietà dell’impresa, ma anche la continuità del patrimonio di conoscenze, relazioni e competenze costruito nel tempo. Molte aziende italiane hanno sviluppato un posizionamento importante nei propri mercati, ma continuano a dipendere fortemente dalla figura del fondatore.
Un temporary manager può accompagnarle nella costruzione di una struttura organizzativa più solida, nella definizione dei processi e nella preparazione di una nuova fase di crescita. Può rendere l’impresa più pronta ad accogliere un successore, un investitore o un nuovo gruppo dirigente, senza disperdere il valore accumulato.
C’è poi il tema delle competenze senior. In un mercato del lavoro caratterizzato dall’aumento dell’età media, alcune aziende tendono a ridurre la presenza di figure molto esperte per ragioni di costo o per rendere le strutture più snelle. Così facendo, però, rischiano di perdere conoscenze strategiche.
Il temporary management permette di recuperare queste competenze quando servono, mettendole al servizio di progetti concreti. Non si tratta di sostituire le risorse interne, ma di affiancarle e accompagnarle in un percorso che possa lasciare all’organizzazione capacità più solide anche dopo la conclusione della missione.
Quale approccio adottate per garantire che l’inserimento di un manager esterno produca risultati concreti e quali saranno le priorità di Delville Management nello sviluppo del mercato italiano?
Il primo elemento è la qualità della selezione. Operiamo prevalentemente sul segmento dei dirigenti e delle figure apicali, per missioni strategiche che richiedono competenze funzionali e settoriali molto specifiche. Per questo adottiamo procedure rigorose nella qualificazione dei manager che entrano nel nostro network, composto da oltre 22.000 profili qualificati.
Ma la selezione, da sola, non basta. Un altro elemento distintivo è l’accompagnamento durante l’intera missione. Prevediamo confronti settimanali con il manager e incontri almeno mensili con il cliente, per verificare l’avanzamento delle attività rispetto al piano iniziale e intervenire tempestivamente se emergono difficoltà.
Questo lavoro richiede che anche i nostri partner conoscano approfonditamente i settori nei quali operano i clienti. Per questo siamo organizzati in practice specialistiche, dalle life sciences all’automotive, dall’aeronautica e difesa al lusso e ai beni di largo consumo.
Il nostro obiettivo è condividere con il cliente la responsabilità del percorso e mantenere un’attenzione costante sui risultati. Anche il modello economico riflette questa impostazione: le prestazioni vengono fatturate sulla base delle giornate effettivamente lavorate durante la missione.
A livello di Gruppo contiamo 85 consulenti e realizziamo circa 350 nuove missioni ogni anno. Il 30% riguarda l’area finance, il 20% le risorse umane e il restante 50% le altre funzioni aziendali, dai ruoli di CEO e direttore generale alle operations, al marketing e alla direzione di stabilimento.
In Italia la priorità è continuare a sviluppare la conoscenza di questo modello, lavorando a stretto contatto con le imprese e dimostrando attraverso i risultati il valore di un supporto manageriale temporaneo. Il temporary management può diventare uno strumento importante per accompagnare trasformazioni che molte aziende sanno di dover affrontare, ma per le quali non sempre dispongono delle competenze o delle risorse interne necessarie.


