Nella corsa all’Intelligenza artificiale, molte aziende temono di restare indietro se non hanno ancora implementato soluzioni avanzate. In realtà, muoversi con cautela oggi più che un ritardo è una scelta di buon senso: capire la differenza tra il rincorrere il trend e un’adozione ponderata è fondamentale per definire le giuste strategie. Chi si sta muovendo con cautela sta semplicemente agendo in modo intelligente: capire la differenza tra “essere in ritardo” e “avanzare con giudizio” cambia completamente la prospettiva con cui pianificare i prossimi passi.
Di questo ha parlato in una recente intervista Eric Hanson, CMO di Mitel, l’azienda di servizi tlc leader globale dell’Unified Communications and Collaboration, cioè delle comunicazioni aziendali sicure, resilienti e fluide. Insieme a lui nel confronto dal titolo “The AI Era Isn’t What the Hype Promised (and That’s Good News for Enterprise IT”, Jim Lundy, Founder, CEO e Lead Analyst di Aragon Research. Entrambi si sono impegnati a dare una lettura dell’IA che vada oltre l’hype e gli slogan. Per non rimanere fuori dalla corsa all’IA, sostengono i due, molte organizzazioni oggi utilizzano ancora strumenti di IA generica anziché versioni enterprise con licenza, esponendosi a rischi concreti per la sicurezza e la riservatezza dei dati. Inoltre, le applicazioni più articolate nei flussi di lavoro sono ancora agli esordi a causa di dubbi su affidabilità e governance. Poiché il reale impatto dell’IA sulla produttività si manifesterà su ampia scala nei prossimi anni, c’è invece tutto il tempo per organizzarsi e costruire fondamenta solide.
Il cambio di prospettiva suggerito da Eric Hanson e Jim Lundy
Per farlo serve un cambio di prospettiva: l’idea che ogni risorsa debba finire sul cloud pubblico è ormai superata. Il modello SaaS puro sta lasciando il posto ad architetture ibride e cloud privati gestiti. I motivi sono molto pratici: la necessità di elaborare i dati da vicino, il rispetto delle normative sulla sovranità dei dati e il controllo dei costi di calcolo. Nelle comunicazioni enterprise, la scelta vincente è puntare su infrastrutture su misura che garantiscano il pieno controllo dei sistemi. In questo contesto, la continuità operativa resta un fattore prioritario: nei settori regolamentati e nelle infrastrutture critiche, ridurre i punti di vulnerabilità e garantire la ridondanza dei sistemi sono requisiti indispensabili per proteggere l’operatività quotidiana.
Nel breve periodo, l’IA porta valore soprattutto quando automatizza attività ben definite. Per l’IT aziendale, le opportunità più immediate si concentrano su tre elementi: il supporto agli operatori nei Contact Center (Agent Assist), l’automazione dei processi interni tramite strumenti low-code e l’ottimizzazione dell’infrastruttura per avvicinare l’elaborazione ai dati. Nei prossimi anni, il vero vantaggio competitivo non andrà a chi si limita a rincorrere la novità, ma alle aziende che sapranno costruire su basi solide, con partner affidabili e una gestione consapevole della propria tecnologia.

