Noschese: “Serve una governance capace di trasformare la bellezza in sviluppo”

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Il turismo rappresenta oggi uno dei principali asset strategici per la crescita economica dell’Italia, ma per continuare a essere competitivo è chiamato ad affrontare nuove sfide: governare i flussi, valorizzare il patrimonio diffuso, integrare innovazione e sostenibilità e rafforzare il legame tra imprese, territori e filiere produttive. In questo scenario il Made in Italy può diventare molto più di un marchio identitario, trasformandosi in un elemento centrale dell’esperienza turistica e in una leva di sviluppo per l’intero Sistema Paese.
Ne abbiamo parlato con Palmiro Noschese, Practice Leader Made in Italy e Turismo Sostenibile di Task Force Italia, approfondendo le priorità per il futuro del settore, il ruolo dell’innovazione e le iniziative che guideranno il lavoro della Task Force nei prossimi mesi.

La valorizzazione del Made in Italy richiede investimenti, innovazione e una collaborazione sempre più stretta tra pubblico e privato. Quali ritiene siano oggi le priorità indispensabili per accelerare questo percorso, sostenere la crescita delle imprese e trasformare il turismo in una leva strutturale per la competitività del Sistema Paese?
L’Italia si trova oggi di fronte a una sfida strategica: rafforzare la competitività del proprio sistema turistico senza compromettere quel patrimonio culturale, ambientale e sociale che rappresenta il suo principale vantaggio competitivo. Il tema non è tanto l’aumento dei visitatori, che continua a registrare numeri importanti, quanto la concentrazione dei flussi in poche destinazioni e la difficoltà di governarli in modo equilibrato. È proprio questo squilibrio che genera fenomeni di overtourism, con ripercussioni sia sulla qualità della vita delle comunità locali sia sull’esperienza dei visitatori.
Negli ultimi mesi si è parlato molto di strumenti come la beauty fee, un contributo richiesto ai turisti che visitano alcune delle principali destinazioni italiane. È una misura che può certamente contribuire a sostenere i territori, ma da sola non basta. Serve una visione più ampia, quella che mi piace definire una vera e propria “beauty strategy”, capace di trasformare la bellezza italiana in un sistema organizzato, competitivo e sostenibile. Questo significa investire in una governance efficace, destinare in maniera trasparente le risorse al miglioramento dei servizi e della qualità della vita delle comunità locali e utilizzare in modo intelligente dati e tecnologie per gestire i flussi turistici.
Oggi l’overtourism interessa appena il 4% del territorio nazionale, mentre il restante 96% possiede enormi potenzialità ancora inespresse. La vera sfida consiste quindi nel valorizzare borghi, aree interne e città minori, trasformandoli in nuove micro-destinazioni capaci di distribuire i flussi durante tutto l’anno. Solo attraverso la destagionalizzazione, una migliore pianificazione e la promozione di esperienze autentiche il turismo potrà diventare una leva strutturale di competitività, capace di coniugare crescita economica, tutela dell’identità dei territori e benessere delle comunità.

Il turismo del futuro sarà sempre più integrato con innovazione, dati, cultura, mobilità e servizi. Quale ruolo possono svolgere imprese, territori e filiere produttive nel costruire un ecosistema capace di generare esperienze di valore, favorire la destagionalizzazione e promuovere un modello di sviluppo realmente sostenibile?
La parola chiave è ecosistema. Imprese, territori e filiere produttive non possono più operare come realtà separate, ma devono costruire un modello integrato nel quale l’eccellenza manifatturiera, l’ospitalità e il patrimonio culturale dialoghino costantemente. Il Made in Italy ha tutte le caratteristiche per diventare parte integrante dell’esperienza di viaggio, trasformando laboratori artigianali, botteghe storiche, produzioni locali e luoghi del saper fare italiano in autentiche esperienze di scoperta e partecipazione.
È proprio in questa direzione che si inserisce il modello delle Officine del Made in Italy, un progetto che punta a valorizzare la creatività e le competenze manifatturiere come elementi distintivi dell’offerta turistica italiana. Il turista di oggi non cerca soltanto una destinazione, ma desidera entrare in contatto con le persone, le tradizioni e i processi che rendono unico un territorio.
Naturalmente innovazione non significa soltanto tecnologia. Significa soprattutto costruire reti stabili tra imprese, destinazioni e filiere produttive, capaci di condividere competenze, servizi e progettualità comuni. In questo percorso i dati, le piattaforme digitali e l’intelligenza artificiale rappresentano strumenti fondamentali per monitorare i flussi, programmare la domanda, favorire la destagionalizzazione e distribuire i benefici economici durante tutto l’anno. L’obiettivo finale resta però uno solo: mettere sempre le persone al centro e costruire uno sviluppo diffuso che generi valore per imprese, cittadini e territori.

In qualità di Practice Leader della Task Force Made in Italy e Turismo Sostenibile, quali ritiene debbano essere le priorità del Gruppo di Lavoro nei prossimi mesi? Quale messaggio desidera rivolgere a imprenditori, istituzioni e stakeholder chiamati a costruire un modello di sviluppo che coniughi crescita economica, sostenibilità e valorizzazione dell’identità italiana?
Abbiamo già avviato un percorso importante e nei prossimi mesi il Gruppo di Lavoro sarà impegnato a tradurre in azioni concrete la visione delineata nel nostro Manifesto, mettendo il capitale umano al centro della competitività del turismo italiano. La prima priorità sarà definire indicatori credibili di sostenibilità e promuovere percorsi di certificazione ESG che aiutino le imprese a misurare e valorizzare il proprio impegno. Parallelamente lavoreremo per rafforzare il rapporto tra scuola e impresa, sviluppare percorsi di formazione duale, sostenere le accademie territoriali e favorire l’accesso alla formazione continua, soprattutto per le piccole e medie imprese che costituiscono il cuore del tessuto economico italiano.
Un’altra direttrice strategica riguarderà la costruzione di reti tra imprese per affrontare il tema della stagionalità, valorizzare le professioni del turismo, rafforzare le competenze manageriali e digitali e promuovere la nascita di un osservatorio permanente sul lavoro nel turismo, capace di orientare le politiche sulla base dei reali fabbisogni del settore. In questo percorso sarà fondamentale anche la collaborazione con la Scuola Nazionale di Educazione Civica, perché formare le nuove generazioni significa costruire le basi della competitività futura del Paese.
Il messaggio che desidero rivolgere a imprenditori, istituzioni e stakeholder è semplice ma credo estremamente attuale: il turismo non cresce soltanto investendo nelle destinazioni, cresce soprattutto investendo nelle persone. Se sapremo valorizzare competenze, innovazione e collaborazione, coinvolgendo giovani, donne e uomini che vogliono contribuire allo sviluppo del settore, il turismo potrà diventare una leva strutturale di competitività e di crescita sostenibile per l’intero Sistema Paese.

Si è aperto il percorso che porterà agli Italian Tourism Awards 2026, appuntamento che da anni valorizza le eccellenze del settore. Come nasce questo progetto e quali sono le aspettative per la settima edizione?
Gli Italian Tourism Awards sono nati sette anni fa quasi in punta di piedi, con l’obiettivo di dare riconoscimento alle eccellenze che ogni giorno contribuiscono a rendere il turismo italiano un punto di riferimento internazionale. Nel tempo il progetto è cresciuto costantemente fino a diventare un appuntamento nazionale e, quest’anno, approderà in una cornice simbolica e prestigiosa come il Teatro dell’Opera di Roma, a testimonianza del percorso di maturazione che ha compiuto.
La filosofia degli Awards è rimasta la stessa: valorizzare tutto il sistema turistico italiano, non solo le grandi realtà, ma anche le piccole e medie imprese che rappresentano il cuore dell’offerta nazionale. Per questo il premio è articolato in tredici categorie dedicate ai diversi comparti del turismo, alle quali si affiancano tre riconoscimenti speciali destinati a personalità che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo del settore: l’Uomo del Turismo, la Donna del Turismo e un premio dedicato al mondo dello spettacolo, che attraverso il cinema, la televisione e il teatro contribuisce a promuovere le destinazioni italiane e il fenomeno del cineturismo.
Per questa settima edizione le aspettative sono particolarmente elevate. Dopo le precedenti collaborazioni con la Rai, stiamo lavorando per dare agli Awards una visibilità ancora maggiore, con l’ambizione di farli diventare sempre più il premio di riferimento del turismo italiano. Un’attenzione particolare sarà dedicata anche alle nuove generazioni, con un riconoscimento specifico rivolto ai giovani che scelgono di investire il proprio talento nel settore. Perché il futuro del turismo italiano passa dalla capacità di valorizzare non solo le eccellenze già affermate, ma anche chi saprà costruire quelle di domani. L’appuntamento è il 2 dicembre al Teatro dell’Opera di Roma, per una nuova edizione degli Italian Tourism Awards – The Night of Excellence.

Di Desiree di Giuseppe, Redazione CEOforLIFE Magazine

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