Gianluca Soma: “La vera sfida delle smart cities è trasformare dati e collaborazione in progetti concreti”

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Le città stanno vivendo una trasformazione senza precedenti. Digitalizzazione, sostenibilità, mobilità condivisa, intelligenza artificiale e nuovi modelli di governance stanno ridefinendo il modo in cui persone, infrastrutture e servizi interagiscono tra loro. La sfida non riguarda soltanto l’adozione di nuove tecnologie, ma la capacità di costruire ecosistemi collaborativi nei quali istituzioni, imprese e territori lavorino insieme per migliorare concretamente la qualità della vita dei cittadini.

Ne abbiamo parlato con Gianluca Soma, Practice Leader Smart Mobility e Green Cities di Task Force Italia, approfondendo le principali sfide della mobilità urbana, il ruolo dei partenariati pubblico-privati, le priorità per accelerare la realizzazione delle smart cities e gli obiettivi che guideranno il Gruppo di Lavoro nei prossimi mesi.

Le esperienze internazionali dimostrano che la trasformazione delle città è già in corso. Guardando al contesto italiano, quali ritiene siano oggi le principali sfide da affrontare per costruire sistemi di mobilità e modelli urbani realmente intelligenti, inclusivi e resilienti?
La trasformazione delle città non appartiene più al futuro: è già iniziata. Se osserviamo quanto sta accadendo in molte realtà europee, da Parigi a Madrid, passando naturalmente per casi come Oslo o Zurigo, vediamo che il cambiamento è già una realtà, anche se con caratteristiche differenti rispetto alle nostre città. L’Italia non parte da zero, ma deve accelerare il percorso, adattando le migliori esperienze internazionali alle proprie specificità urbane.
A mio avviso le sfide principali sono due e sono strettamente collegate tra loro: l’intermodalità e la gestione intelligente dei dati. Non può esistere una mobilità realmente efficiente se i diversi mezzi di trasporto non dialogano tra loro e, allo stesso tempo, non è possibile governare un sistema intermodale senza dati affidabili, aggiornati e facilmente utilizzabili.
Oggi le informazioni vengono prodotte da una molteplicità di fonti: veicoli connessi, trasporto pubblico, infrastrutture, operatori della mobilità e servizi urbani. Il vero salto di qualità consiste nel riuscire a raccogliere, integrare e trasformare questi dati in informazioni utili per cittadini, amministrazioni e operatori economici. Serve una vera piattaforma di Urban Data Analytics, capace di mettere a sistema dati oggi ancora frammentati e di supportare decisioni più efficaci sulla gestione della mobilità urbana.
Naturalmente tutto questo richiede anche investimenti infrastrutturali e un ecosistema di soggetti pubblici e privati che lavorino insieme. La tecnologia, da sola, non basta: occorre costruire una governance capace di trasformare l’innovazione in servizi concreti per cittadini e imprese.

La realizzazione delle smart cities richiede una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, imprese, università e territori. Quale ruolo possono svolgere gli ecosistemi pubblico-privati nel favorire la transizione verso modelli urbani più sostenibili ed efficienti?
Le partnership pubblico-private rappresentano una condizione indispensabile, ma devono poggiare su basi solide e sostenibili. Spesso si tende a immaginare che il settore privato possa intervenire esclusivamente per spirito di collaborazione istituzionale. In realtà questo modello non è sostenibile nel lungo periodo. Le imprese investono quando esistono prospettive economiche chiare, modelli di business credibili e un quadro regolatorio stabile.
Per questo motivo ogni progetto di mobilità deve garantire contemporaneamente tre forme di sostenibilità: ambientale, sociale ed economica. Se manca anche uno solo di questi elementi, il rischio è quello di assistere a iniziative che partono con grandi aspettative ma che, nel tempo, faticano a consolidarsi. Lo abbiamo visto in alcuni modelli di mobilità condivisa che, pur validi dal punto di vista concettuale, non hanno trovato un equilibrio economico sufficiente.
Il ruolo delle istituzioni è quindi quello di creare le condizioni affinché questi progetti possano svilupparsi, mentre il settore privato porta competenze tecnologiche, capacità industriali e investimenti. La collaborazione non deve essere episodica, ma trasformarsi in un modello stabile di progettazione condivisa, capace di generare valore per tutti gli attori coinvolti e, soprattutto, per i cittadini.

La transizione verso una mobilità connessa e a basse emissioni richiede investimenti infrastrutturali, digitalizzazione e una governance integrata dei territori. Quali sono oggi le priorità indispensabili per accelerare questo percorso e rafforzare la competitività del Sistema Paese?
Non esiste una singola soluzione capace di risolvere tutte le criticità della mobilità urbana. Il tema è estremamente complesso e richiede una governance capace di coordinare competenze, investimenti e progettualità oggi ancora troppo frammentate. Più che una nuova “cabina di regia”, credo serva una figura o una struttura che svolga realmente il ruolo di direttore d’orchestra, capace di mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e gestori dei servizi, guidando concretamente il processo decisionale.
Accanto alla governance occorre investire nella costruzione di infrastrutture digitali dedicate alla raccolta, all’elaborazione e alla condivisione dei dati. Molte informazioni esistono già, ma devono essere integrate, trasformate in conoscenza e rese disponibili a tutti gli attori del sistema. Solo così sarà possibile migliorare la qualità dei servizi, ottimizzare gli spostamenti, aumentare la sicurezza urbana e rendere più semplice la fruizione della mobilità da parte dei cittadini.
Fondamentale sarà anche il ruolo della finanza. Servono investimenti consistenti, nei quali pubblico, imprese e operatori finanziari lavorino insieme per sviluppare infrastrutture capaci di generare benefici duraturi. La competitività del Sistema Paese dipenderà sempre più dalla capacità di costruire questi ecosistemi e di renderli operativi con tempi compatibili con la velocità dell’innovazione.

In qualità di Practice Leader del Gruppo di Lavoro Smart Mobility e Green Cities di Task Force Italia, quali saranno le priorità dei prossimi mesi e quale messaggio desidera rivolgere a manager, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni impegnati nella costruzione delle città del futuro?
Il nostro obiettivo non è produrre soltanto analisi o documenti programmatici. Vogliamo trasformare le idee in progetti concreti, individuando iniziative realmente realizzabili che possano essere sperimentate e successivamente replicate in altri territori. La filosofia della Task Force è proprio questa: partire da casi pratici, costruire collaborazioni operative e dimostrare che il cambiamento è possibile.
Nei prossimi mesi continueremo a lavorare su alcuni temi prioritari, come la gestione dei dati per la mobilità urbana, l’intermodalità, la raccolta delle informazioni provenienti dai veicoli e dalle infrastrutture e lo sviluppo di modelli replicabili, prendendo come riferimento città complesse come Roma ma valorizzando anche le esperienze già avviate in realtà come Milano, Bologna e Firenze. L’obiettivo è costruire progetti che possano produrre risultati tangibili e diventare esempi di buona pratica.
Il messaggio che desidero rivolgere a imprese, istituzioni e stakeholder è semplice: partecipare significa avere l’opportunità di contribuire direttamente alla costruzione delle soluzioni. La mobilità rappresenta oggi una delle più grandi opportunità di innovazione industriale e di crescita economica. Accanto alle difficoltà che il settore automotive sta attraversando, si stanno aprendo nuove filiere legate ai servizi, ai dati, alle infrastrutture e alle tecnologie digitali. Chi saprà cogliere questa trasformazione non contribuirà soltanto a rendere le città più sostenibili, ma potrà generare nuovo valore economico, nuove competenze e una migliore qualità della vita per cittadini e territori.

Di Desiree di Giuseppe, Redazione CEOforLIFE Magazine

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