Sostenibilità che mette radici: il progetto FSC® dell’Aeroporto di Bologna

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L’Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna è il primo scalo nel mondo ad ottenere la certificazione del Forest Stewardship Council® (FSC®) per la realizzazione della fascia boscata a nord della pista di volo e i servizi ecosistemici erogati dal bosco sul territorio, rappresentando un modello di sostenibilità innovativo per il settore. Ne abbiamo parlato con l’Amministratore Delegato Nazareno Ventola.

L’Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna ha recentemente presentato il progetto della fascia boschiva certificata FSC®. Può raccontarci nel dettaglio come nasce questa iniziativa, quali sono le sue caratteristiche principali e quale visione di sostenibilità rappresenta per l’aeroporto? 

Si tratta di un progetto che, come si dice in questi casi, nasce da lontano. La prima idea risale addirittura al 2008, quindi a quasi vent’anni fa, quando si iniziò a ragionare insieme al territorio, alla Regione e alla Città Metropolitana sulla definizione di un accordo per la creazione di un polo funzionale, poi sottoscritto proprio in quell’anno. In quella fase iniziale, l’obiettivo era principalmente salvaguardare le aree attorno all’aeroporto, prevedendo diversi possibili utilizzi, tra cui anche la realizzazione di una fascia boscata. Tuttavia, il progetto era ancora in uno stadio embrionale.

Un primo passaggio verso la concretizzazione si è avuto tra il 2012 e il 2014, quando, insieme alla Città Metropolitana, abbiamo partecipato a un progetto europeo finalizzato a individuare azioni di decarbonizzazione dello scalo in vista del masterplan 2016-2030. Nel 2015 è stato poi sottoscritto un accordo specifico sulla decarbonizzazione con la Città Metropolitana, la Regione e i Comuni interessati: l’intesa definiva una serie di impegni concreti per la riduzione delle emissioni, successivamente integrati nel masterplan aeroportuale.

Il progetto è entrato ufficialmente nel masterplan con la conferenza dei servizi del 2020, a seguito dell’approvazione del piano e, nel 2021, in piena emergenza pandemica, sono state avviate le attività di progettazione definitiva ed esecutiva, insieme alle valutazioni tecniche necessarie per la realizzazione concreta dell’intervento. La fase operativa è iniziata poi nel 2024 con l’avvio della piantumazione. In circa due anni sono stati messi a dimora oltre 28.000 alberi e arbusti su una superficie di circa 40 ettari, superando gli obiettivi iniziali legati alla compensazione delle emissioni di CO₂ e ampliando la portata del progetto.

Particolare attenzione è stata dedicata alla scelta delle specie, con una significativa varietà pensata anche per favorire gli insetti impollinatori: complessivamente sono state piantate circa 50 specie, di cui 30 arboree e 20 arbustive, tra cui quercia, salice, olmo, pioppo e frassino. Questa diversificazione consente non solo di aumentare la capacità di assorbimento del carbonio, che si stima possa crescere fino a sei volte nei primi cinque anni, ma anche di garantire la compatibilità con l’avifauna presente nell’area aeroportuale, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità.

Il progetto ha ottenuto la certificazione del Forest Stewardship Council, un riconoscimento internazionale sulla gestione forestale responsabile. Quanto è stato importante raggiungere questo traguardo e quale valore aggiunge all’iniziativa?

Il progetto è stato sviluppato con l’obiettivo di andare oltre la semplice compensazione ambientale, trasformandolo in un’opportunità di valore condiviso con il territorio e con gli stakeholder coinvolti. In questa prospettiva, si è scelto di affiancare al team tecnico figure meno consuete per il settore aeroportuale, come agronomi e apicoltori, con l’intento di costruire un intervento realmente integrato e capace di generare benefici diffusi. Tradizionalmente gli aeroporti lavorano soprattutto con ingegneri e architetti, e l’apertura a competenze legate alla gestione del verde e della biodiversità rappresenta quindi un cambio di approccio significativo. L’obiettivo era infatti quello di realizzare non solo un’infrastruttura ambientale, ma un progetto capace di dialogare con il territorio in modo responsabile.

In questo percorso, un elemento centrale è stato l’avvio della certificazione FSC, tra le più rigorose a livello internazionale in ambito forestale. L’idea è nata all’interno del team di lavoro, che ha proposto di intraprendere questo percorso con l’ambizione di diventare il primo aeroporto al mondo a ottenere tale certificazione. Una scelta che, pur andando oltre gli obblighi previsti, rafforza la credibilità del progetto e ne valorizza il significato in termini di sostenibilità. La certificazione consente anche di raccontare in modo più strutturato l’impegno dell’azienda, mostrando come la sostenibilità sia parte integrante della strategia e non un elemento accessorio. Allo stesso tempo, rappresenta un’occasione per ampliare il perimetro di visibilità dell’iniziativa, portandola al di fuori del solo ambito aeroportuale.

Il progetto, infatti, non si limita alla riduzione delle emissioni di CO₂, ma integra obiettivi più ampi legati alla tutela della biodiversità, alla regolazione idrica delle falde e alla conservazione del suolo. La fascia boscata contribuisce inoltre a mantenere e valorizzare servizi per la comunità, come i percorsi ciclabili che la attraversano. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la destinazione nel lungo periodo dell’area: la certificazione FSC garantisce che la zona resti vincolata a uso forestale, escludendo future edificazioni. Questo significa che la fascia boscata è destinata a permanere nel tempo, ben oltre la durata della concessione aeroportuale prevista fino al 2046: si tratta di un’eredità per il territorio, un intervento pensato per durare e continuare a generare valore ambientale e sociale nel lungo periodo.

Guardando al futuro, quali saranno i prossimi progetti e le iniziative che intendete sviluppare per rafforzare ulteriormente il percorso di sostenibilità dell’aeroporto? 

La sostenibilità viene affrontata in una prospettiva ampia, che abbraccia non solo la dimensione ambientale, ma anche quella sociale ed economica. L’aeroporto, infatti, rappresenta un attore rilevante per il territorio, capace di generare valore in termini di occupazione, sviluppo economico e connessione con il resto del mondo.

Nel 2025 lo scalo ha superato gli 11 milioni di passeggeri, contribuendo a un impatto economico complessivo superiore al miliardo di euro di PIL sul territorio e a questo si aggiunge un effetto significativo sul fronte occupazionale. Si tratta di un ecosistema articolato che coinvolge numerosi operatori e servizi collegati. In questo contesto, l’obiettivo è continuare a crescere e sviluppare le infrastrutture in modo sostenibile e responsabile, garantendo al tempo stesso connettività, accessibilità e opportunità di mobilità per persone e merci. Accanto a queste componenti, resta centrale anche l’impegno sul piano ambientale, che rappresenta uno dei pilastri della strategia complessiva e orienta le scelte di sviluppo presenti e future.

Di Alessandro Riccò, Redazione CEOforLIFE Magazine

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