Tra il 2024 e il 2025 Ecotel Italia ha vissuto una trasformazione profonda: da piccola impresa specializzata nel settore delle infrastrutture tecnologiche e radicata nel territorio del Lazio, a media realtà industriale con ulteriori ambizioni di sviluppo e crescita a livello nazionale. Alla guida di questo percorso c’è Giovanni Tarquini, Amministratore Delegato dal settembre 2023. Un progetto nato dall’acquisizione da parte del fondo olandese Web 3 Alliance e diventato fin dai primi mesi, anche affrontando non poche difficoltà, un caso di crescita strutturata.
Tra gennaio 2024 e dicembre 2025 Ecotel Italia è passata da piccola a media impresa. Quali sono state le leve decisive di questo piano di crescita industriale e quali opportunità – ma anche quali difficoltà organizzative e finanziarie – hanno segnato maggiormente questi due anni di trasformazione?
Il punto di partenza è stato l’ingresso, nel 2023, di un fondo europeo che ha creduto nelle potenzialità industriali di Ecotel Italia, una realtà solida, con circa 7 milioni di valore della produzione, 48 dipendenti, con potenziale di crescita ancora non del tutto espresso. Il primo passo è stato un riassetto societario profondo, la fusione inversa del fondo “Gruppo QT”, allora proprietario di Ecotel Italia che ha comportato anche l’aumento del capitale sociale, contemporaneamente abbiamo lavorato sulla revisione organizzativa e dei processi aziendali e soprattutto, investito nel consolidamento delle competenze interne e sul capitale umano. Nel 2024 abbiamo iniziato un percorso di acquisizioni rilevando le quote di Utterson, società operante nel perimetro industriale abruzzese, specializzata non solo in infrastrutture ma anche in prodotti ad alta tecnologia. Il percorso è proseguito nel 2025 con le ulteriori acquisizioni di Servizio Lavori, Inobrac Consulting e Quasar Net. Grazie a queste operazioni Ecotel Italia è oggi presente con sedi nel centro e nel nord Italia. In due anni siamo passati da meno di 50 persone a un gruppo di 174, con 160 dipendenti diretti. Il valore della Produzione è triplicato. Siamo orgogliosi di poter sostenere che questo è il risultato di una strategia precisa: rafforzare il core business infrastrutturale, diversificare e ampliare la presenza territoriale.
La vostra crescita è avvenuta in modo graduale e sostenibile, con investimenti mirati in mezzi, competenze e persone. In che modo il confronto con il mercato ha orientato le scelte strategiche di Ecotel Italia e come avete mantenuto equilibrio tra ambizione e solidità aziendale?
Una delle prime leve è stata la diversificazione e l’ampiamento dell’offerta di servizi e soluzioni e del portafoglio clienti. Prima del 2023, il 60-70% del fatturato era concentrato su pochi partner importanti e questo rappresentava un rischio sistemico da affrontare. Oggi lavoriamo su molti più tavoli, con un peso distribuito e una maggiore solidità. La seconda leva è stata l’investimento sulle persone. Noi offriamo competenze: operai specializzati, tecnici di cablaggio, progettisti, professionisti della sicurezza e delle reti. Senza formazione, tutela della sicurezza delle nostre persone e soddisfazione interna non si è competitivi. Abbiamo un tasso di abbandono vicino all’1%, un dato molto basso nel nostro settore. Il nostro equilibrio tra ambizione e solidità nasce da qui: cresciamo solo quando l’organizzazione è in grado di suppore a sostenere tale crescita e quando il personale è coinvolto nella visione e negli obiettivi aziendali.
Guardando al 2026, Ecotel si prepara a tentare il salto verso una ulteriore fase di crescita industriale e dimensionale verso una grande impresa. Quali sono oggi le principali sfide da affrontare per compiere questo passaggio e quali elementi organizzativi e culturali ritiene indispensabili per sostenerlo nel lungo periodo?
Per diventare grande impresa servono numeri importanti: superare i 250 dipendenti e/o i 50 milioni di valore della produzione. La sfida non è solo dimensionale, ma organizzativa e culturale. Sul piano industriale vogliamo ulteriormente ampliare l’offerta di servizi e soluzioni, consolidando le nostre competenze nei settori cybersecurity, dello sviluppo software, dell’intelligenza artificiale e della blockchain, questo senza dimenticare le nostre competenze core nel settore infrastrutturale e cabling, convinti come siamo che la transizione digitale del Paese passi per infrastrutture sempre più performanti, resilienti e sicure. Sul piano organizzativo occorre un miglioramento continuo nella governance, nei processi e nel controllo e governo dei flussi finanziari. La crescita comporta un’esposizione economica significativa: investimenti anticipati su mezzi, materiali, persone, in un contesto in cui tempi e lentezze amministrative e burocratiche non aiutano. È una delle difficoltà maggiori per le PMI italiane che vogliono iniziare un percorso di evoluzione e crescita. C’è anche una sfida importante, quella culturale: dimostrare che si può crescere senza perdere identità e valori.
Il suo percorso personale è parte integrante di questa storia: dopo esperienze nel mondo delle grandi società concessionarie e in house, ha scelto di guidare la crescita di una realtà più piccola ma ad alto potenziale. Cosa l’ha spinta ad accettare questa sfida e quale valore aggiunto crede che questa esperienza possa offrire ad altri manager chiamati a guidare percorsi di crescita industriale sostenibile?
Ho oltre 40 anni di esperienza, tutti in realtà importanti come Poste Italiane, Sogei e Lottomatica. Avevo una posizione solida, ma quando mi è stata prospettata la possibilità di contribuire alla trasformazione di Ecotel Italia, non per gestire l’esistente ma per costruire un percorso di crescita industriale ambizioso, ho deciso di mettermi in gioco e accettare questa sfida, bellissima quanto complessa. Ho messo a disposizione la mia esperienza per un obiettivo chiaro: trasformare una PMI in una grande realtà nazionale strutturata. Ci tengo a sottolineare che ho potuto contare su persone e competenze importanti da cui partire. C’è un altro aspetto a cui tengo, vogliamo che Ecotel diventi un presidio culturale e sociale. Siamo attivi nei tavoli di Unindustria, su tavoli istituzionali come Task Force Italia, siamo impegnati su tematiche di sviluppo del capitale umano. Partecipiamo a iniziative su sicurezza sul lavoro, parità di genere, contrasto alla violenza, supporto agli orfani di femminicidio, campagne di solidarietà sociale. Non si fa impresa solo aumentando il fatturato, lo si fa soprattutto costruendo cultura del lavoro, valorizzando le persone e assumendosi responsabilità verso il territorio. La mia scelta è stata motivata anche da questo: riuscire a dimostrare che una PMI può crescere, strutturarsi, innovare e allo stesso tempo diventare un esempio virtuoso. Quello che vogliamo realizzare è un caso concreto di successo. Serve una visione, il coraggio e la volontà di credere davvero che sia possibile renderla concreta.



