Classe 1971, Marcello Cattani è il Presidente e AD di Sanofi Italia dal 2020 e ricopre la carica di Presidente di Farmindustria dal luglio 2022. Grazie alla sua profonda esperienza nelle Life Sciences, è una figura chiave del dibattito sull’innovazione e le politiche della salute in Italia. Di recente riconosciuto come LinkedIn Top Voice, guida il dibattito su economia e sostenibilità; anche attraverso la sua presenza autorevole su social network e media.
Parla spesso delle Scienze della Vita come di un'”infrastruttura strategica” per l’Italia. Ci spiega cosa significa concretamente attraverso l’esempio di Sanofi?
«Mi riferisco a un settore che non si limita a produrre farmaci, ma genera un valore sistemico per l’intera economia nazionale. In Italia, nel 2024 Sanofi ha registrato ricavi per 1509 milioni di euro ed esportazioni per 270. Impieghiamo circa 1500 persone tra dipendenti e collaboratori, più della metà sono impiegati nei nostri due siti produttivi di Anagni (FR) e Scoppito (AQ), strategici per il Gruppo. I dati del Report d’Impatto 2024 che Sanofi ha realizzato insieme a KPMG ha misurato un contribuito delle nostre attività di 505 milioni di euro al PIL, l’attivazione di oltre 4.100 posti di lavoro lungo tutta la filiera..»

La ricerca clinica sostenuta da Sanofi è una delle più estese in Italia, ma cosa rappresenta la ricerca clinica per l’Italia?
«La ricerca è ciò che ogni giorno permette di trasformare conoscenze scientifiche in soluzioni di salute concrete per milioni di persone. L’Italia ha una forza unica, rappresentata da una rete clinica di eccellenza e da ricercatori capaci di guidare studi complessi e ad alta innovazione. Le nostre partnership con enti pubblici, università e strutture ospedaliere coinvolgono oltre 600 centri sul territorio. Ogni euro investito da Sanofi in ricerca clinica in Italia – 45,2 milioni nel 2024 – ha un effetto leva di quasi 3 euro di beneficio complessivo per la collettività: 133 milioni di euro di risparmio per il SSN, grazie alla riduzione delle ospedalizzazioni e all’uso più appropriato dei percorsi clinici. Sono 80 i nostri progetti di sviluppo clinico in corso, soprattutto nell’immunologia che è la frontiera più promettente per noi ma per tutta la medicina moderna. L’Italia è al centro di questa rivoluzione scientifica. Il nostro investimento in innovazione in Italia non si limita alla ricerca clinica. Raggiunge circa i 70 milioni di euro se consideriamo anche gli investimenti in formazione di competenze del futuro e trasformazione tecnologica industriale.»
Come Sanofi integra l’AI nella ricerca?
«L’AI è una realtà che sta trasformando ogni aspetto del nostro lavoro. La utilizziamo per accelerare la scoperta e lo sviluppo di nuove molecole, disegnare studi clinici più efficienti, gestire enormi quantità di dati e identificare nuovi target terapeutici prima invisibili. In Italia lavoriamo in partnership con università e centri di ricerca d’eccellenza. Abbiamo integrato i cosiddetti “Digital Twins”, avatar digitali che rappresentano fedelmente le caratteristiche di uno specifico paziente aumentare il potenziale della nostra capacità di ricerca.»
In un suo recente articolo su LinkedIn, lei fa riferimento alla “quinta libertà” europea di cui ha parlato Enrico Letta e ai rischi per la competitività delle Life science di Italia ed Europa?
«La quinta libertà – la libera circolazione di ricerca, innovazione e conoscenza – è ciò che manca oggi al mercato unico europeo per competere con Stati Uniti e Cina. Le forti politiche industriali di Washington e Pechino stanno ridisegnando le geografie della ricerca e degli investimenti. Inoltre, l’evoluzione delle politiche di prezzo soprattutto derivanti dal meccanismo dell’MFN (Most Favoured Nation) e i dazi incidono sulla capacità di attrarre investimenti e sull’accesso tempestivo ai farmaci innovativi, compromettendo la tenuta delle catene di approvvigionamento. L’Italia deve fare scelte coerenti e continuative: definire una Life science strategy, ottimizzare i tempi di accesso all’innovazione, dotarsi di regole chiare. Processi regolatori efficienti, chiarezza dei percorsi decisionali e tutela della proprietà intellettuale sono le fondamenta su cui costruire competitività duratura e attrarre investimenti strategici.»



